Giovanni Paolo II e la contraccezione

Cosa pensava Papa Giovanni Paolo II della contraccezione? Il suo magistero parla chiaro: «Nessuna circostanza personale o sociale potrà né ora né mai rendere di per sé un tale atto lecito». Il nostro quasi-Santo parla chiaro, totalmente in linea col Magistero della Chiesa. E come la pensano invece molti coniugi “cattolici”?

 

Il beato Giovanni Paolo II diventerà santo. Sappiamo quanto vasto sia stato il suo insegnamento magisteriale; d’altronde la Provvidenza gli ha donato ben 27 anni di Pontificato.

 

Di lui si ricordano tante cose. Tanti atti, anche totalmente nuovi rispetto alla prassi consolidata della Chiesa Cattolica, mi riferisco soprattutto all’incontro interreligioso che si svolse ad Assisi nel 1986. Incontro che, suo malgrado, venne gestito in maniera approssimativa e anche poco chiara.
Pochi però ricordano l’insegnamento di Giovanni Paolo II nella sua integralità. Egli, per esempio, ci teneva tantissimo alle questioni legate alla morale sessuale, in particolar modo alla morale sessuale coniugale. Diverse volte ha fatto chiaro riferimento alla questione della contraccezione indicandola, ovviamente, come grave peccato.
In questi tempi in cui nella prassi dei cattolici su questo punto dire che si “transige” forse è addirittura riduttivo, su cui gli stessi pastori non sembrano insistere più, su cui si sta facendo strada quasi un relegare questa questione a questione secondaria, forse – anzi: senz’altro – è bene ricordare ciò che diceva a riguardo il futuro san Giovanni Paolo II.
Individuo tre aspetti: la condanna, l’atteggiamento del confessore e un’eventuale situazione di eccezione. Una sola citazione per ognuno.

La condanna

«Nel contesto di una cultura che gravemente deforma o addirittura smarrisce il vero significato della sessualità umana, la Chiesa sente più urgente la sua missione di presentare la sessualità come valore e compito di tutta la persona creata a immagine di Dio. Quando i coniugi, mediante il ricorso alla contraccezione, scindono i due significati (unitivo e procreativo) dell’atto coniugale che Dio Creatore ha inscritti nell’essere dell’uomo e della donna, si comportano come “arbitri” del disegno divino, “manipolano” e avviliscono la sessualità umana e con essa la persona propria e del coniuge, alterandone il valore di donazione “totale”. Al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè del non donarsi all’altro in totalità. Quando invece i coniugi, mediante il ricorso a periodi di infecondità, rispettano la connessione inscindibile dei significati unitivo e procreativo della sessualità umana, si comportano come “ministri” del disegno di Dio […]» (Familiaris Consortio, n. 32).

In Confessione non si può tacere il problema

«Eppure, non posso tacere il fatto che oggi molti [sacerdoti] non aiutano le coppie sposate ad affrontare le proprie responsabilità, anzi tendono a creare maggiori ostacoli sul loro cammino […]. Questo può anche avvenire, con conseguenze davvero gravi e distruttive, quando si metta in dubbio la dottrina insegnata dall’Enciclica [il Papa si sta riferendo all’Humanae Vitae], come è talvolta di alcuni teologi e pastori d’anime. Questo atteggiamento, difatti, può fare nascere dei dubbi su un insegnamento che la Chiesa ritiene certo; in questo modo offuscano la percezione di una verità che non può essere messa in dubbio. Questo non è certo segno di “comprensione pastorale”, bensì di comprensione erronea del vero bene delle persone. Non si può misurare la verità usando per metro le opinioni della maggioranza» (Ai partecipanti alla IV Conferenza Internazionale per la Famiglia d’Europa e dell’Africa, 14 marzo 1988).

Nessuna eccezione può legittimare la contraccezione

«Quando scriveva che l’atto contraccettivo è intrinsecamente illecito, Paolo VI intendeva insegnare che la norma morale è tale da non ammettere eccezioni. Nessuna circostanza personale o sociale potrà né ora né mai rendere di per sé un tale atto lecito. Il fatto che esistano determinate norme concernenti il modo di agire dell’uomo nel mondo, munite di una forza vincolante tale da non ammettere per nessuna ragione alcuna possibilità di eccezioni, fa parte dell’insegnamento costante della Tradizione e del Magistero della Chiesa, e il teologo cattolico non può metterlo in dubbio»

(Al Congresso Internazionale sulla Teologia Morale a Roma per il ventesimo anniversario dell’Humanae Vitae, 12 novembre 1988.)

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