Intervista a Mons. Athanasius Schneider

Intervista a Mons. Athanasius Schneider
dal Numero 23 del 8 giugno 2014 del Settimanale di Padre Pio

Mons. Athanasius Schneider spiega ai lettori del Settimanale le ragioni e gli intenti del suo ultimo lavoro editoriale: “Corpus Christi. La Santa Comunione e il rinnovamento della Chiesa”.

– Eccellenza, quali sono i motivi che l’hanno spinta a scrivere un nuovo libro sul Mistero eucaristico e in particolare sulla Santa Comunione?

– Il motivo di scrivere un secondo libro sul Mistero eucaristico è stato il fatto di una crisi eucaristica in proporzioni veramente ampissime e preoccupanti, che si evidenzia non tanto in teoria, ma piuttosto nella pratica. Si tratta della crisi della Santa Comunione in generale: ossia la ricezione della Santa Comunione senza le necessarie disposizioni interiori. La crisi si mostra anche concretamente nel modo in cui è trattato il Corpo Eucaristico di Cristo durante la distribuzione della Santa Comunione. Si constata su larga scala e oggettivamente una sorprendente banalizzazione e un’orrenda irriverenza verso Colui che solo è il Santo: Gesù sotto le Specie eucaristiche. Tali banalizzazioni e irriverenze sono causate dal modo di ricevere il Corpo Eucaristico di Cristo direttamente nelle mani, modalità che facilita enormemente il furto delle Ostie consacrate e la perdita dei frammenti i quali vengono poi calpestati: un fenomeno sempre più dilagante.

– Può dirci qualcosa su quello che intende per “rinnovamento della Chiesa” e, in particolare, quale rapporto intercorre tra il Corpo Eucaristico di Cristo e il suo Corpo Mistico?

– Vero rinnovamento significa dare ad un organismo nuove forze vitali: ristabilire ciò che è stato indebolito, purificare ciò che è stato sporcato, sanare ciò che è malato. Vero rinnovamento non significa creare nuove strutture, creare nuove commissioni; questo sarebbe paragonabile a fare cosmetica su un corpo che è nei suoi organi interni fragile e malato. Vero rinnovamento non significa modificare la struttura e le funzioni essenziali del corpo, poiché questo porterebbe la morte o cambierebbe un corpo vivo in un corpo tecnico o in una macchina. Il vero rinnovamento è paragonabile al lavoro paziente di un saggio medico o di un coscienzioso giardiniere e non di un burocrate o di un meccanico automobilistico. La Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo. Il Corpo Eucaristico di Cristo è il segno visibile e il Sacramento che edifica, nutre e sostiene la vita più intima del Corpo Mistico, producendo allo stesso tempo come effetto proprio la coesione ossia l’unità organica di tutti i membri del Corpo Mistico. Il Corpo Eucaristico è come il cuore e il sangue che circola nel Corpo Mistico. Quando in un corpo organico il cuore non funziona bene, tutto il corpo è fragile e senza energia; e quando il sangue non giunge a tutte le parti del corpo, ci sono varie forme di atrofia. Per giungere ad un vero rinnovamento della Chiesa, cioè del Corpo Mistico di Cristo, si deve per forza cominciare a curare la crisi acuta che riguarda il Corpo Eucaristico di Cristo. Si devono curare per così dire la “cardiopatia” e l’“anemia” eucaristiche.

– Nelle prime pagine del suo libro si legge la significativa dedica: «A Gesù Eucaristico, il più povero e il più indifeso!». In un tempo in cui la sensibilità verso i poveri e gli indigenti è particolarmente viva nella Chiesa, Lei focalizza l’attenzione su Chi in essa è il più povero e il più inerme… può spiegare ai lettori del Settimanale quali sono i “diritti” del Povero divino, ossia di Cristo nelle Specie eucaristiche?

– È difficile ad immaginarsi una realtà più povera e più indifesa dell’Ostia consacrata. Il Signore Gesù, il Dio eterno, si è degnato di assumere la nostra natura umana, la quale in sé già è povera e indifesa a paragone con l’infinita ricchezza e forza della divinità. Questo auto-abbassamento non era sufficiente per il Suo amore. Cristo ha scelto di essere veramente e sostanzialmente presente in mezzo a noi fino alla fine del mondo sotto le poverissime e fragilissime Specie eucaristiche. Parafrasando san Paolo (cf. 2Cor 8,9) si potrebbe dire: “Da ricco che era, si è fatto povero per noi, perché noi diventassimo ricchi per mezzo della Sua povertà eucaristica”. Il nostro Dio ha nascosto sotto la Sua vera natura umana la Sua immensa maestà e ancora più profondamente ha nascosto non soltanto la Sua immensa maestà divina, ma anche la Sua natura umana sotto le Specie eucaristiche. Il fatto che Dio si è fatto così piccolo, povero e fragile, non dispensa i fedeli dal prestargli anche esternamente atti e gesti di adorazione divina. L’unico che ha su questa terra il diritto di essere adorato e trattato con massima cura anche visibilmente è Gesù Eucaristico, perché solamente Lui è “Santo, il Signore e l’Altissimo”.

– L’uso ormai pressoché universale della Comunione in piedi e sulla mano, diffusosi da 40 anni a questa parte, ha dei precedenti nella Storia della Chiesa? Nei documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II non risulta che il Magistero si sia espresso in tale direzione, vero? Quali sono dunque le origini di tale pratica?

– L’uso attuale, tale com’è, non ha precedenti nella Storia della Chiesa. Nei primi secoli in alcune regioni il sacerdote deponeva la Santa Comunione sul palmo della mano destra e in seguito il fedele s’inchinava profondamente e prendeva il Pane consacrato direttamente con la sua bocca senza toccarlo con le sue dita; le donne ricevevano il Pane consacrato su un panno bianco, chiamato “domenicale”. In alcuni luoghi gli uomini dovevano lavare il palmo della mano, prima di ricevere la Santa Comunione. Inoltre già a partire dal IV secolo i fedeli ricevevano la Santa Comunione soltanto alcune volte l’anno. Quello che si fa una o due volte l’anno si fa certamente con più attenzione, preparazione e cura. Questi dati presentano una grande differenza con l’odierno uso della Comunione detta “in mano”, l’uso odierno è divenuto appunto come un prendere cibo comune o un cibarsi ad un buffet, al quale accedono spesso indiscriminatamente tutti i presenti in una Celebrazione eucaristica. L’odierno uso proviene dalle comunità calviniste, dove il fedele poteva toccare l’Ostia con le proprie dita e riceverla in piedi; anzi nel calvinismo era proibito ricevere l’Ostia in ginocchio per evitare che si adorasse il Pane eucaristico. Durante il Concilio Vaticano II le comunità cattoliche nell’Olanda cominciarono ad adottare questo uso calvinista, dichiarandolo erroneamente come uso della Chiesa antica. Questa disinformazione (forse anche intenzionale) si è diffusa in tutto l’Orbe cattolico ed è divenuto un vero e proprio mito, le cui vittime furono in primo luogo i fedeli innocenti, ma poi anche sacerdoti e persino vescovi. È ora di smantellare un tale mito e di porre gradualmente fine ad un uso fortemente dannoso della fede nella Presenza reale e nella transustanziazione e della massima cura e riverenza dovute al Corpo Eucaristico di Cristo.

– Lei parla del minimalismo del culto esteriore d’adorazione verso l’Eucaristia, e in generale dell’incuria nei confronti dei frammenti dell’Ostia consacrata, come della piaga più profonda del Corpo Mistico ai nostri giorni; quali sono i rimedi che lei, Pastore di una grande diocesi, vede possibili per curare tale ferita?

– Per curare tale ferita, ci vuole in primo luogo un’integrale e assidua catechesi e predicazione sull’incommensurabile grandezza e santità del Mistero eucaristico. La pratica dell’Adorazione eucaristica, possibilmente in forma solenne, deve essere incrementata e promossa come uno dei principali mezzi della vita pastorale in tutte le Parrocchie e comunità ecclesiali. Si devono collocare degli inginocchiatoi o delle balaustre per facilitare la ricezione della Santa Comunione in ginocchio, poiché questa forma è la forma ordinaria della Chiesa Cattolica di Rito latino e ogni fedele ha il diritto di poter ricevere la Santa Comunione in ginocchio senza essere ostacolato o discriminato. Dati gli orrendi sacrilegi e le irriverenze, così ampiamente diffusi, c’è per tutta la Chiesa il grave dovere di fare – possibilmente anche solennemente – degli atti di riparazione filiale e amorosa per i crimini contro il suo Signore Eucaristico. Se un fedele, un sacerdote o un pastore della Chiesa non sente l’urgenza di questa riparazione eucaristica, ciò potrebbe essere un segno che la fede nel Mistero eucaristico è eclissata e l’amore per questo Mistero si è raffreddato in lui.

– Alcuni esempi da lei riportati di profonda fede e umile riverenza di molti fedeli in tempi e luoghi di persecuzione, fanno comprendere al vivo l’importanza e la realtà sublime del Santo Sacrificio della Messa, ai quali questi partecipavano pur mettendo a rischio le loro vite… Può dare ai lettori del Settimanale alcuni consigli per rendere più fruttuosa la partecipazione alla Santa Messa?

– Per rendere più fruttuosa la partecipazione alla Santa Messa si deve anzitutto coltivare la Fede cattolica eucaristica. È molto utile leggere spesso i testi eucaristici del Concilio di Trento, dell’enciclica Mysterium fidei di Paolo VI e dell’enciclica Ecclesia de Eucaristia di san Giovanni Paolo II; leggere anche la vita dei santi eucaristici. Inoltre è utile anche leggere buone spiegazioni sul senso teologico e spirituale delle singole cerimonie del Rito della Messa. Per una fruttuosa partecipazione alla Santa Messa ci si deve sforzare di dissipare le distrazioni e di coltivare il raccoglimento dello spirito, del cuore e anche degli occhi.

– Il messaggio di Fatima, che a suo tempo Benedetto XVI ricordò essere ancora attuale, ha riservato una parte speciale al Mistero eucaristico per una sua più degna comprensione e ricezione, con l’apparizione dell’Angelo che ha comunicato i tre Pastorelli e le preghiere da lui insegnate. Pensa che l’appello all’adorazione che l’Angelo e la Divina Madre hanno lanciato dalla Cova da Iria interessi in modo particolare anche il Culto eucaristico?

– La Madonna ha mandato l’Angelo per così dire come suo “precursore”. Il chiaro e toccante messaggio che l’Angelo ha lasciato ai bambini di Fatima è un presupposto per capire in profondità il messaggio della Madonna a Fatima. L’Angelo ha detto nell’anno 1916 che il Signore è orribilmente oltraggiato nel Mistero eucaristico. Cosa direbbe oggi? La Madonna ha detto a Fatima: «Non offendete più Dio, poiché Egli è stato già troppo offeso!». Maria desidera soltanto una cosa: che suo Figlio non sia offeso, ma sia amato e adorato e certamente in primo luogo nel Mistero eucaristico, nel mistero del suo Amore e della sua Gloria. Per questa ragione a Fatima il messaggio eucaristico precede il messaggio mariano.

– Rimanendo sul tema Fatima, può secondo lei la devozione alla Madonna e al suo Cuore Immacolato favorire una più fervida e retta comprensione e devozione verso il Mistero eucaristico? Se sì, in che modo?

– Maria conduce sempre al suo Figlio Gesù. Maria non trattiene niente per se stessa. Tutta la gloria e tutto l’onore devono essere dati al suo Divin Figlio. Di questo desiderio arde continuamente il Cuore Immacolato di Maria. La vera Nazareth, il vero luogo dell’“Incarnatum est”, la vera Betlemme, cioè la vera “casa del pane”, il vero cenacolo del giorno di Pentecoste sono l’altare e il tabernacolo, dove il mistero dell’Incarnazione e del Calvario si rendono presenti. Maria era presente a Nazareth, a Betlemme e al cenacolo a Pentecoste. Così la Madonna continua ad essere anche presente presso ogni altare e ogni tabernacolo, adorando il suo Figlio Divino nello Spirito Santo, il Quale abita in Lei come nel più bel tabernacolo. L’altare e il tabernacolo eucaristico sono intimamente uniti uno all’altro e non dovrebbero ordinariamente essere separati. Maria preparava e continua a preparare la gloria dell’avvento del regno eucaristico di Cristo. Il vero culto di Maria e del suo Cuore Immacolato conduce al Culto eucaristico secondo l’assioma “con Maria tutto per Gesù, e per Gesù eucaristico”. Soltanto questo rinnoverà la Chiesa ai nostri giorni con dei frutti che rimarranno.

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