Fraterna e doverosa correzione alla lettera aperta di un frate studente, pubblicata sul sito ufficiale dei Francescani dell’Immacolata

Lettera di risposta di un ex-frate studente ad una lettera aperta di un frate studente, pubblicta su Immacolata.com (sito ufficiale dei Frati Francescani dell’Immacolata: http://www.immacolata.com/index.php/it/35-apostolato/ffi-news/285-lettera-aperta-di-un-frate-studente)

Sorprenderà non pochi il fatto che la testimonianza di qualche frate possa contraddire quella di tanti altri. E devo dire che è con vero dolore che ho letto la lettera aperta del mio ex-confratello fra Terrance M.
Per esperienza, sono personalmente convinto che, in realtà, la grandissima maggioranza dei seminaristi FI (e non solo) ha ben chiaro quale sia la verità.
Di costoro parte è già uscita dall’Istituto, parte ha chiesto da mesi di uscire, ma sta ancora aspettando la dispensa, altri vogliono uscire a settembre (allo scadere dei voti temporanei). Qualcuno ancora resterà. Perché? Alcuni perché per adesso non sanno dove andare, altri perché non vogliono tornare a casa. Qualche confratello proveniente dal 3° mondo mi ha confessato esplicitamente di essere persino giunto a ritrattare la firma di appello al Papa per formare una Comunità sotto la tutela della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, solo per paura di essere spedito a casa. Questi confratelli sanno benissimo che le accuse sono false, ma non vogliono tornare a casa. Sperano (ma io direi si illudono) comunque di poter lottare dall’interno. Ciò che mi colpì molto di queste loro confidenze fu il fatto che me le fecero spontaneamente, senza che io avessi minimamente accennato all’argomento.
Insomma un seminario di 50 studenti, che vivevano con entusiasmo e serenità (vedi il video qui )

http://stim.immacolata.com/it/?option=com_webplayer&view=video&wid=2), letteralmente annientato…
Da quando sono uscito ho avuto tutto l’agio di sentirmi con qualche confratello all’estero, ed ecco che alcuni frati delle Filippine mi hanno detto che diversi lì, hanno ritrattato la firma di appello al Papa per passare sotto Ecclesia Dei, ma solo per le minacce di espulsione dall’Istituto e di sospensione a divinis che l’“inviato” degli attuali superiori ha fatto a tutti. Inoltre, per convincerli ulteriormente, erano state raccontate delle cose che, solo dopo, i frati in Filippine hanno scoperto essere false. Per non parlare, dulcis in fundo, delle monitiones canoniche, con intimazione al silenzio, ricevute dai sacerdoti che, nelle Filippine, si preoccupavano di tenere informati i loro confratelli su ciò che realmente  avveniva in Italia, i quali confratelli, alla venuta dei suddetti inviati, hanno saputo rispondere per le rime alle calunnie propalate.

Ad ogni modo, i frati studenti convinti che gli accusatori dicano la verità sono in realtà pochissimi, e forse si possono contare su una mano. Ma proprio per non entrare in una sterile polemica non mi soffermerò a spiegare il come mai questo pugno di frati sia giunto a pensare queste cose. Certamente la confusione creata da alcuni padri, nelle coscienze dei seminaristi, è notevole. Su questo e sul modo in cui questi confratelli hanno deciso di regolarsi avrei molto da dire, fatti e frasi da citare, ma mi fermo qui.

Ci tengo a sottolineare che è solo il profondo senso di ingiustizia che la suddetta lettera mi ha provocato che mi ha spinto a scrivere questa mia testimonianza in difesa della fama di tanti che si sono trovati colpiti dalle insinuazioni del mio ex-confratello.
Voglio tuttavia, prima di continuare, ringraziare anch’io fra Terrance per gli anni passati insieme, per i buoni esempi dati, per gli innumerevoli gesti di carità esercitata nei miei confronti e non solo. Ho sempre ricambiato e continuo a ricambiare di cuore le preghiere che lui fa per noi. Ed è proprio perché mi preoccupa il bene della loro anima che voglio ricordare al mio ex-confratello e a tutti coloro che accolgono così a cuor leggero le accuse rivolte contro i padri fondatori e i vecchi superiori che, come la morale insegna chiaramente, accettare come vere accuse gravi come queste, senza poterne avere una certezza oggettiva (e dopo due anni, un anno di visita e uno di commissariamento, non si è ancora riusciti a produrre uno straccio di prova), e accettarle anche solo col giudizio interno,costituisce un peccato (giudizio temerario grave), per il quale sant’Alfonso insegna che non si può ammettere ignoranza invincibile.
Non fosse altro che per sfuggire a questo veleno che viene iniettato nel cuore e nella mente dei frati, si ha un motivo più che valido per dover uscire dall’Istituto dei Francescani dell’Immacolata.

Venendo alle cose contenute nella lettera, mi sento in dovere di fare delle importanti precisazioni.

1)    Innanzi tutto si parla di una sfiducia nell’autorità ecclesiastica che sarebbe stata seminata (evidentemente si accusano gli ex-superiori e formatori) e che si sarebbe manifestata solo durante il commissariamento.
Per prima cosa quindi si parla di una sfiducia che non è manifesta ma che viene seminata. È questo un tipico caso di cripto-sfiducia.
In secondo luogo si afferma che questa sfiducia si sarebbe manifestata dopo il commissariamento, e questo risulta evidentemente falso:
•    Al Commissario si era data piena fiducia: appena giunta la notizia del commissariamento, un seminarista disse al P. Rettore del Seminario che bisognava appellarsi. Il Rettore rispose che no; se la Santa Sede ci ha mandato un Commissario, lavoriamo con lui e tutto si sistemerà.Questo atteggiamento di fiducia e di piena collaborazione era di tutti i superiori e formatori, nonostante la scandalosa dinamica della visita apostolica, e i primi segnali di forte prevenzione del Commissario. Basterebbe notare come tutti costoro hanno tranquillizzato quelli che stavano per emettere la professione solenne, e li abbiano esortati a continuare, fiduciosi che tutto sarebbe andato bene. Solo in seguito a incontri, parole e comportamenti (che mi limito a definire preoccupanti e scorretti) del Commissario e dei suoi collaboratori, ci si è decisi a ricorrere all’autorità superiore.
•    Fiducia nella Congregazione dei religiosi: tante lettere sono state inviate da molti alla Congregazione, contenenti richieste di chiarimenti, richieste di intervento, denunce contro comportamenti a dir poco scorretti delle attuali autorità (altro che l’autoritarismo paventato nei confronti dei vecchi superiori!). Quanti tentativi di essere ricevuti… Questo è avere sfiducia nella Congregazione?
•    Fiducia nel Papa: la fiducia nel Santo Padre infine si è manifestata sempre. Nei discorsi fra noi, ma anche e soprattutto nelle innumerevoli lettere di testimonianza e di supplica, di richieste di intervento e richieste di udienza. Lettere inviategli per posta, per e-mail e qualcuna persino consegnata a mano. Diverse persone, ecclesiastici e laici prima a noi sconosciuti e facenti parte di ambienti tutt’altro che tradizionali, si sono spontaneamente offerti di sacrificare l’udienza ottenuta con il Papa, per informarlo su ciò che accadeva. A tutti il Papa ha manifestato sorpresa, ha promesso di risponderci e di voler intervenire.
Tutto ciò manifesta la nostra grande e filiale fiducia nel Sommo Pontefice, alimentata e accresciuta da Lui Stesso nei suddetti incontri.

Ecco che quindi anche il rimprovero, e quindi il giudizio e l’accusa, di non aver accettato la decisione del commissariamento è falsa.

2)    Riguardo ai toni aspri del dibattito non posso che concordare con la disapprovazione del mio vecchio confratello. Egli però mostra di non conoscere l’abbondantissima “letteratura” immessa su internet da coloro che lui difende come povere vittime, e dai loro sostenitori, i quali calunniano usando toni non solo aspri, ma veri e propri insulti (ne darò un esempio alla fine di questa testimonianza) accompagnati da espressioni e riferimenti davvero sporchi. Ovviamente tutte queste cose non vengono mostrate ai miei ex-confratelli, i quali non possono andare su internet senza un esplicito permesso del superiore.
Tuttavia vorrei far notare come in una discussione ciò che conta non è il tono aspro (dove il confratello afferma di non vedere e non sentire Gesù, e lo ha quindi elevato a criterio per capire dov’è la verità). Esso può urtare la suscettibilità dell’interlocutore, ma ciò che ha valore è la sostanza di ciò che si dice, salva fatta sempre la carità.
Le mormorazioni, che erano calunnie spesso presentate con toni molto aspri (e delle quali i testimoni non si contano, me incluso), erano portate avanti dagli attuali superiori da almeno 2-3 anni prima del commissariamento (se non da prima). Però non mi risulta che chi oggi grida allo scandalo per la supposta mancanza di carità e di buone maniere, abbia mai detto una parola di disapprovazione per una tale condotta. Anzi! Lo stesso si dica per quello che continuano a fare gli attuali superiori e formatori, quando più e quando meno apertamente, sia con i frati che con gli esterni. È in queste loro parole e in questo loro atteggiamento che l’ex-confratello vede Gesù?
Come mai a loro è lecito mormorare, cercare di creare alla base un partito di opposizione all’allora legittima autorità dell’Istituto (e quindi della Chiesa!), mentre ad altri, oggi, l’appellarsi al Papa viene imputato come un disobbedire?
Ricordo inoltre come la diffamazione mass-mediatica (e non solo), anche dopo il commissariamento, è partita da coloro che il commissariamento l’hanno voluto. Non condivido certe fughe di notizie (soprattutto non accetto l’insulto gratuito del prossimo), tuttavia queste risultavano essere, nella quasi totalità dei casi, risposte ad accuse antecedentemente ricevute, e delle quali si è sempre dimostrata efficacemente la falsità. Nessuno può rimproverarti se difendi la tua buona fama, tanto più se a difenderla sono altri, nonostante i toni aspri.
Infine, è ancora la morale a insegnarci che finché la diffamazione danneggia solo te, puoi anche scegliere di tacere, ma quando danneggia altri, hai il dovere di difendere la verità. Nel nostro caso, appunto, non è in gioco la buona fama di qualche singola persona, ma le conseguenze, già in atto, che le accuse a queste persone portano: la rovina di un’intera e fiorente Famiglia religiosa.
Che Dio perdoni gli autori di tanti danni!!

3)    Chiunque sia in possesso di un minimo senso di giustizia può riconoscere che a nessuno nell’Istituto può essere attribuita l’accusa di aver attaccato la Congregazione o il Papa. Se degli esterni lo hanno fatto è una loro responsabilità che non può essere attribuita a nessun altro.

4)    Veniamo alla mancanza di “filiale sottomissione al Romano Pontefice”, e alla disobbedienza apertamente insinuate nella lettera.
Si può sapere una buona volta chi non ha obbedito? Finché ero in convento ho sentito chiamare disobbedienti coloro che si erano appellati alla Congregazione, poi coloro che si erano appellati al Papa. Poi falsità come “P. Stefano si rifiuta di incontrare il Commissario, si rifiuta di rispondere per lettera”, “il padre X ha fatto questo”, “il frate Y ha fatto quello” ecc…
Chiunque poteva conoscere la falsità di queste accuse. Certo è che bisognavavolerle sapere. C’è invece chi preferisce accettarle così, a cuor leggero.

5)    Nella lettera si dice: Se nella vita naturale è la mamma che deve badare al figlio, proteggerlo, nutrirlo, istruirlo – essendo madre e essendo più capace e più matura del bimbo – quanto più la Madonna guiderà e proteggerà i suoi figli … e in modo particolare quelli che sono docili e si sottomettono alla Santa Chiesa.
È proprio questa consapevolezza che, nonostante lo scandalo (perché come cristiani siamo scandalizzai!), ci aiuta a non perdere la fede e la speranza. Infatti la docilità e la sottomissione alla Santa Chiesa hanno sempre caratterizzato tutti noi, e così è tuttora. Ed è proprio per non venire meno a queste sante disposizioni, inculcateci dai precedenti superiori e formatori (Fondatori in testa), che molti di noi si vedono costretti ad andarsene dall’Istituto. L’alternativa sarebbe l’accettazione della condanna di diverse persone che, per esperienza, si conosce essere innocenti, e l’esporsi al pericolo prossimo e certo (almeno per me e per molti altri) di vedere compromessa in modo sostanziale la propria consacrazione religiosa, e con essa la propria salvezza e santificazione. Se altri pensano di riuscire comunque ad andare avanti senza pericolo di peccare, non posso far altro che pregare per essi affinché la Madonna li accompagni. Abbiano almeno la delicatezza (e la giustizia, subito dopo invocata dal confratello) di non voler giudicare la coscienza del prossimo.

6)    L’ex-confratello continua: Chiedo a tutti quanti sono coinvolti nella nostra situazione di fare un serio esame di coscienza per verificare se l’atteggiamento è consono al Vangelo e ad uno spirito di carità cristiana. Nel nome della “giustizia” (che deve essere intesa come il dare ciò che è dovuto a Dio e al prossimo, e non piuttosto come sequela delle legge del taglione: “occhio per occhio, dente per dente” ossia uno spirito di vendetta) – nel nome della “giustizia” si compiono molte ingiustizie contro il proprio fratello.
Noi che siamo usciti, e quelli che vogliono uscire (che sono in numero molto superiore alle stime “ufficiali” presentate dal sito ufficiale dell’Istituto, e, credo, che molti di più saranno nell’avvenire) abbiamo fatto più volte un serio esame di coscienza. Si tratta infatti, come ognuno dovrebbe capire, di una decisione molto sofferta ma resa imperativa dalla coscienza.
Giro perciò questo invito, sempre buono e salutare, agli accusatori e a tutti coloro che, accettando tali accuse, giudicano gravemente e temerariamente il loro prossimo.
E, per favore, abbiate la correttezza di riconoscere che non è possibile continuare a restare nell’Istituto senza giudicare e condannare gli altri (come qualcuno pretenderebbe di fare). Consiste in questo “dare ciò che è dovuto a Dio e al prossimo”?

7)    Devo respingere e rimandare al mittente anche il paragrafo successivo:Invece di replicare “ma quello lì ha fatto questo e quell’altro, e così sono giustificato in ciò che sto facendo io”, sarebbe più opportuno chiedersi: “Mi sto comportando come Cristo si comporterebbe? Sto portando la croce che Egli mi ha posto sulle spalle? Cerco di vedere il bene negli altri e scusare i loro difetti e peccati? Parlo male dei sacerdoti, cosa che rattrista molto la Madonna? Ho rancore verso qualcuno che non la pensa come me? Ho fiducia nella guida soprannaturale della Chiesa? Sto cercando di essere fedele ai miei voti religiosi, come facevo prima del commissariamento?
Non conosco nessun caso in cui questo modo di fare si possa attribuire alla parte accusata dal mio ex-confratello.
Quanti comportamenti scorretti, invece, da parte delle attuali autorità, da loro giustificati dicendo che anche “Padre Stefano si comportava così”, “prima facevano così”.
Insinuazioni tanto disgustose quanto evidentemente false per tutti i frati che abbiano almeno qualche anno di esperienza.
Riguardo poi al parlar male dei sacerdoti, non capisco come mai questo non valga quando si tratta di tutti i sacerdoti accusati e calunniati, diffamati e giudicati dai cosiddetti “fedeli al Commissario”. Tale atteggiamento è sempre grave, non solo quando finisce sui media, ma anche quando si è soli a tu per tu con un’altra persona.

8)    Verso la conclusione della sua lettera, il mio ex-confratello fa riferimento ai frati usciti dicendo che “ormai essi devono accettare la responsabilità delle loro scelte e riconoscere che ogni scelta ha le sue conseguenze, prevedibili e non.”.
Non capisco a cosa si riferisca, ma suona tanto come una minaccia.
Vero è che i miei ex-confratelli, invece di continuare tranquilli per la loro strada “comportandosi come Cristo si sarebbe comportato … cercando di vedere il bene negli altri e scusare i loro difetti e peccati … non avendo rancore verso qualcuno che non la pensa come me, ecc…”, cercano in tutti i modi di sapere dove sono e cosa fanno quelli che sono usciti, e qualora scoprono che qualcuno è disposto ad accoglierli, eccoli telefonare o spedire lettere diffamatorie, spesso e volentieri accompagnate da minacce più o meno esplicite (di tutto ciò si hanno prove ed “eccellenti” testimoni in abbondanza).

Vorrei dire una parola sul perché io e tanti miei confratelli siamo usciti, e molti di più vogliono uscire, siano essi sacerdoti, studenti o fratelli religiosi, professi semplici o solenni.
•    Il motivo principale, come da me precisato nella richiesta di dispensa dei voti, è stata la costatazione del venir meno, in modo ormai irrimediabile, dello spirito di carità fraterna, senza il quale è impossibile che una famiglia religiosa continui a sussistere;
•    A ciò si aggiunga il fatto, confermato a me e a molti altri frati da alcuni attuali superiori dell’Istituto, che si vogliono cambiare le Costituzioni e si vuole togliere la povertà in comune, re-interpretare il primato della contemplazione e “non esagerare” con la Madonna, ricordandoci che siamo prima francescani;
•    Il fatto che gli attuali superiori hanno una visione rilassata della vita religiosa, confermata dall’attuale stato di grave decadenza di quelle comunità dove essi sono superiori (situazioni inimmaginabili prima del commissariamento). Cosa questa a cui si fa attenzione non per puntare il dito ma perché è un fattore importante per la valutazione delle future sorti dell’Istituto;
•    Ho constatato di persona in diversi padri “fedeli al Commissario” problemi dottrinali che mi hanno spaventato: apertura in temi di morale, specialmente sessuale, chi per convinzione, chi perché “non posso mica mettermi contro questo o quell’altro”; un’avversione incredibile a una parte dell’attuale liturgia della Chiesa, precisamente alla sua forma antica, o almeno alla “teologia che c’è dietro”, e da uno di loro definita “Messa diabolica”; ecc…
•    Infine, come ho già accennato, il fatto di trovarmi di fronte a persone moralmente scorrette, che mentono apertamente. Attenzione però: non conto come bugie le voci, ma solo quelle cose di cui posso affermare la falsità, e la piena consapevolezza di tale falsità nell’interlocutore, per una mia esperienza personale, diretta e oggettiva. E purtroppo i casi (e gli altri testimoni) sono tanti.
Tra queste rientrano alcune calunnie contro i Fondatori e gli altri sacerdoti accusati.
Davanti a tutto ciò come posso continuare a restare in convento? Cosa dirò ai giovani che entreranno e che ovviamente chiederanno dei Fondatori? Che non si capisce cos’è successo ma che va bene così? Oppure tramanderò loro che erano dei criminali ecclesiastici? Come farò inoltre a convivere con questi frati sapendo che hanno mentito e continuano impenitenti a farlo? Basterebbe solo sorridersi in refettorio, e magari non parlare mai di spiritualità, di carisma, di morale, dell’Istituto stesso e delle sue origini? Alla fine si deve solo parlare di stupidaggini giusto per far passare l’ora di ricreazione in un’apparente serenità, proprio come sta succedendo da un anno a questa parte.
Davvero non capisco come facciano i miei vecchi confratelli a vedere un futuro per loro nell’Istituto senza dover scendere a compromessi con la loro coscienza. Forse ad alcuni la coscienza non dice davvero nulla, ma a me e a molti altri sorge a gridare “NON TI E’ LECITO!!”

Ripeto: i frati non stanno uscendo perché non accettano di essere commissariati, né perché non credono alla Liturgia secondo il Novus Ordo, né perché negano il Conilio. Stanno uscendo perché l’unica alternativa sarebbe: 1- accettare e tramandare cose che, per esperienza personale, si conosce essere false; 2- rassegnarsi a vedere il rilassamento generale della propria famiglia religiosa, e ad esserne quindi inevitabilmente coinvolti (è un’illusione il credere di poter restare in alto mentre tutto il resto punta al ribasso).

9)    Riguardo all’incontro con il Papa ho saputo da chi era presente chi erano gli invitati e quali erano le 5 domande poste al Santo Padre. L’assenza di un qualunque contraddittorio (giustificata dai padri che hanno organizzato l’incontro con motivazioni sempre diverse e sempre davvero assurde) e le domande a dir poco tendenziose che già contengono la risposta bramata, mi avrebbero solo disgustato per l’ipocrisia degli organizzatori. È questo infatti l’effetto prodotto in non pochi dei presenti, dei quali qualcuno è già uscito, e altri hanno intenzione di farlo.

10)    Per concludere, non posso non sorridere (con amarezza) alla citazione della Regola Bollata di San Francesco, posta alla conclusione della lettera del mio ex-confratello. In particolar modo per il richiamo alla povertà (che si vuole togliere) e all’osservanza dell’umiltà e del Vangelo di N.S.G.C.
Se quello che stanno facendo, e su cui vogliono gettare le fondamenta per reimpostare l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, è secondo il Vangelo, allora deve essere proprio vero che io del Vangelo non ho mai capito niente.
Mi sono chiesto più volte, invero, come con tutto quello che è successo, e a cui sto ancora assistendo, sono riuscito a non perdere la fede. La risposta sta, oltre che in una grazia speciale della Madonna, nella formazione ricevuta dai Fondatori ed ex superiori e formatori, e nella fiducia sconfinata che essi mi hanno insegnato ad avere, nonostante tutto, nella Chiesa e nei suoi rappresentanti.

PS: visto che mi trovo, approfitto per rispondere, anche se in parte l’ho già fatto, alle menzogne scritte su di me sul portale facebook vicino al “partito del Commissario”, e venute da fonti interne all’Istituto. Si direbbe che io sono stato cacciato perché di notte passavo informazioni contro i superiori ai blog tradizionalisti. Inoltre, P. Alfonso Bruno, sul suo sito Mediatrice.net mi chiama “vile” studente, attribuendo a me e ad altri, la comparsa di certi articoli su internet nei primi mesi di commissariamento.
Rispondo che me ne sono andato di mia iniziativa (e posso documentarlo), che non ho mai passato nessuna informazione a nessun blog, e che questa è la prima volta che scrivo su internet. Aggiungo, visto che ne ero sospettato, di non aver mai registrato nessuna conversazione, né pubblica né tanto meno privata.

Chiedo scusa se nonostante lo sforzo di non fare nomi e di non entrare troppo nei dettagli (ne avrei davvero molte da dire e da scrivere!) la lettera possa risultare “aspra”. Il problema non credo stia nei toni ma nei contenuti che, volenti o nolenti, sono forti per se stessi.

In fede
Paolo Tenzon
ex-frate studente dei FI

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