La notte di Natale di Santa Teresa di Gesù Bambino

di Claudio Danieli

La grazia speciale del Natale 1886 trasformò la giovanissima Teresa Martin che, superando se stessa, aprì il cuore all’ardente carità di Dio. Quello che lei non era riuscita a fare in dieci anni – racconta la piccola grande Santa–, lo fece Dio stesso in una sola “luminosa notte”.
Il Natale è sempre un momento di grande gioia ed entusiasmo. Inevitabilmente già al principiar dell’Avvento il cuore s’infiamma di un silenzioso ardore che sembra crescere pian piano col passar dei giorni, mentre intanto addobbi delicati e canti dolcissimi finiscono per riempire ancor più gli ani-mi di quella santa nostalgia che il Natale trascina dietro a sé. E come sarebbe santo e pio se tutti comprendessero che tale desiderio di espansione interiore, quasi profondo e sottile sospiro dell’anima buona, non è altro che il forte innato anelare a quell’Infinito Amore che tutto a sé attira e che per amore infinito viene a nascondersi in mezzo a poca paglia. È Gesù Bambino che ci sospinge dal di dentro del nostro stesso cuore, seppur nascosto e oscuro persino a noi stessi; che ci scuote dal profondo e ci trasforma come solo Lui sa fare, come solo Lui vuole. Ma attenzione, qualcuno ha detto che la porta del nostro cuore non ha maniglia esterna, si apre solo dal di dentro, ossia si apre solo se noi vogliamo; solo così Gesù verrà a nascere nel nostro piccolo nulla, nella fredda grotta della nostra povera volontà.
«L’opera che non avevo potuto compiere in dieci anni Gesù la fece accontentandosi della mia buona volontà». Così scrive santa Teresa di Lisieux quando ci racconta il più bel miracolo della sua vita. L’evento della sua breve esistenza «più bello degli altri, più colmo di grazie», inizia proprio con un piccolo gesto, un nulla che spalanca le porte della grazia di Dio e le permetterà di non essere più vinta in «alcuna battaglia».
Era la Notte di Natale del 1886; la piccola Teresa, sembra avere le stesse caratteristiche delle altre bimbe; essa stessa si descrive ancora molto infantile, «veramente insopportabile», di una «sensibilità eccessiva» eppure qualcosa di grande in quella «notte luminosa» avrebbe brillato nel suo cuore, quale frutto magnifico per l’intera umanità.
Una bella tradizione di famiglia voleva che le piccole di casa la Notte Santa scoprissero i bei doni contenuti nelle preziose “scarpe incantate” nel camino, una «antica usanza che ci aveva dato tante gioie nell’infanzia». Quella volta il babbo, il beato Luigi Martin, stanco per la Messa di Mezzanotte, guardando il camino si fa scappare un triste: «Bene! Per fortuna che questo è l’ultimo anno» e, purtroppo, la piccola Teresa dall’alto delle scale sente l’affermazione del padre. La piccola Teresa si rattrista profondamente e vorrebbe scoppiar a piangere come al suo solito. Ma questa volta è diverso: non piange. La sorella la invita a non scendere subito, sapendola turbata e triste, invece Teresa si sente trasformare. È diversa. Nessuna tristezza la sconvolge, scende giù e allegramente dà luogo alla solita manifestazione rituale delle scarpette. Teresa è cresciuta. Tutti sono di nuovo gioiosi. È un’altra. Lei lo chiamerà “il miracolo”. Cosa è successo? Dalle parole che descrivono il suo stato interiore successivo all’evento possiamo dedurlo: «Sentii un desiderio grande di lavorare alla conversione dei peccatori, un desiderio che mai avevo provato così vivamente […] Sentii che la Carità mi entrava nel cuore, col bisogno di dimenticare me stessa per far piacere agli altri, e da allora fui felice!», mirabile esempio di un’anima tutta trasformata dall’amore dell’Amato nell’Amato stesso!
Quali livelli di vita spirituale ci svela questa bambina in queste semplici e innocenti parole! Sorvola le più alte vette della mistica e sembra quasi non accorgersene, ma la sintesi è chiara: superata la fase iniziale infantile, l’anima è già persa in Dio tanto da giungere a esclamare mossa dallo Spirito Santo: «La Carità mi entrava nel cuore!». Come possiamo rimanere freddi e distratti dinanzi a tale manifestazione della infinita misericordia e condiscendenza divina davanti alla nostra piccolezza!
«Mi sentii divorata dalla sete delle anime». Il cuore di Teresa brucia d’amore, quasi non è più lei. Ed infatti è così. Nella Santa Messa di Natale Teresa aveva ricevuto nel cuore il suo Signore sacramentato «forte e potente» che con grande giubilo degli angeli il mondo intero accoglieva nel dolce ricordo della Beata Natività di Bethlem; ma era avvenuto qualcosa in più: il suo dolce Signore era nato nel suo stesso cuore; aveva preso possesso di lei e iniziava quel segreto e meraviglioso cammino interiore che la porterà a divenire quel fulgente esempio di santità grandiosa, modello e guida per ogni anima attratta dalla sua “Piccola Via”.
Il desiderio di uscire da se stessa per dedicarsi solo al prossimo è la più immediata conseguenza del traboccare della grazia di Dio in un cuore ormai assorbito totalmente nel puro desiderio di Infinito. È Dio stesso che agisce in lei, che la muove dal più profondo, lei come la Vergine all’Annunciazione ha detto il suo libero e ardente “sì”, poi il Signore ha fatto il resto.
Così noi come possiamo non sentirci infiammati d’amore e di zelo vedendo nascere questo piccolo Fanciullo nella povertà più assoluta? Ammirando l’Infinito che si nasconde in una fredda grotta, lasciando che la sua stessa Immensità venga nascosta in quel delicatissimo corpicino che la Madre Santissima gli tesse con la sua stessa carne, come possiamo dunque non piegare le ginocchia della nostra mente, inchinarci con tutta la riverenza del cuore e lasciare che questo tenero Pargoletto non nasca subito nel nostro misero essere?
Santa Teresa di Gesù Bambino ci dimostra che anche noi nella nostra piccola e debole natura, ancora bambini capricciosi, possiamo diventare «grandi». Dobbiamo diventare grandi, grandi santi! Il Natale ci offre l’occasione propizia per raccoglierci in noi stessi, ascoltare il silenzio che viene dal nostro cuore e far spazio al Celeste Fanciullo perché si degni di venire a nascere anche in noi. L’esempio di questa grande Santa ci sospinge a non fermarci davanti alla nostra infantilità ini¬ziale ma a cogliere anche le più piccole opportunità per rinnegare noi stessi per far posto al nostro unico Tutto, il Bambino Gesù.

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