Commenti di un telespettatore

Il Signor Rito D’Aguanno ha visto la trasmissione televisiva in cui si accusava l’Istituto delle suore Francescane dell’Immacolata e Padre Manelli, loro Fondatore. Tra patti di sangue e marchi a fuoco, ecco le considerazioni di chi consce l’Istituto da molti anni.

prosciuttoparma

Sono un devoto e benefattore delle Suore Francescane dell’Immacolata. Da molti anni con la mia famiglia seguiamo la vita delle suore e le sosteniamo con la preghiera e con qualche offerta, sempre poco, in realtà, per quello che esse fanno per noi.

Sono rimasto scandalizzato ed interdetto dai due video pubblicati recentemente dal sito del Corriere della Sera e dai commenti tendenziosi a seguire che è evidente siano stati preparati da persone che non conoscono minimamente neppure l’ombra delle suore e certo con loro non hanno mai parlato di persona.

Nel primo video si presenta una cosiddetta ex-suora, che mostra un bigliettino vergato a mano con il proprio sangue. Inoltre mostra il dito con la cicatrice per cui, secondo lei, ci sarebbe la prova che ha vergato quella carta con il proprio sangue. La cicatrice lasciata da uno spillo arroventato sarebbe rimasta per ben 22 anni sul dito della suora tanto da poterla mostrare al sito del Corriere della sera! Sembra veramente strano che si possa credere a simili frottole.

Possiamo pensare che la ex suora abbia fatto tutto questo per denaro? Se così fosse dovremmo ricordarci delle parole di Papa Francesco al Convegno della Chiesa Italiana a Firenze: «Non dobbiamo essere ossessionati dal potere, anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all’immagine sociale della Chiesa».

Poi è stata mostrata la foto di una donna marchiata a fuoco. Secondo i commentatori si legge con certezza il monogramma cristiano IHS sulle carni della ragazza. Io guardando e riguardando la foto non sono riuscito a leggere nulla, se non qualche famiglia informe di bolle sulla pelle nel luogo indicato nella foto. Anche questa sarebbe una prova schiacciante della disumanità delle suore francescane dell’Immacolata, secondo il Corriere. Ma se per una certa logica che pure le fantasticherie posseggono, con le penitenze, i digiuni, potevano starci bene i voti religiosi scritti con il sangue e finanche i marchi a fuoco, sembra davvero inconcepibile come si possa accostare a questa forma rigorosa di vita, l’induzione alla prostituzione.

Povero Fondatore, povero Padre Stefano. Ma com’è possibile! Una persona che abbraccia durissime penitenze, per essere più simile al Signore Crocifisso, non credo si lasci andare poi alla pura e semplice passione della carne pur di raggranellare un po’ di soldi. Le due cose non stanno insieme! Probabilmente nessuna delle due tendenze mostrate come prova è vera perché si contraddicono tra di loro. Sarebbe utile sentire cosa pensano di questa suora le sue ex consorelle, ovvero le suore che l’hanno conosciuta. Se si sente un campana, bisogna pure sentire l’altra!

Da tanti anni conosco le suore e certamente queste storie mi risultano completamente nuove. Non ho mai visto dita sanguinanti, né gente prostrata per i dolorosi marchi a fuoco, ma al contrario persone serene, sincere e sorridenti, che invogliano alla preghiera, al silenzio ed alla contemplazione con i loro meravigliosi canti gregoriani e polifonici ed il loro veramente febbrile ed articolato apostolato-stampa, la loro cultura (molte sono laureate, anzi plurilaureate) e la gentilezza mai ostentata, ed anzi molto modesta, del loro modo di comunicare. Niente a che fare con la violenza verbale e psicologica degli articoli e dei video che purtroppo ho osservato.

Mi sono imbattuto in seguito nel secondo video della mamma che reclama furiosamente le sue due figlie a casa perché hanno scelto di farsi suore francescane dell’Immacolata.

La mamma, in dialetto stretto, diceva che le figlie sono state plagiate, che le suore le hanno impedito di vivere la loro fanciullezza (Fanciullezza?! Se non hanno almeno 18 anni, cioè se non sono maggiorenni, le suore non le accettano in Convento!), che non le fanno curare quando sono malate (sono dunque morte perché non sono state curate, oppure sono vive e vegete?), che un vescovo sarebbe andato da loro per riportarne a casa una, ma questa avrebbe risposto che “sta bene” e quindi non si poteva fare niente. Questa ultima notazione mi sembra molto importante, perché ci fa comprendere come oggi si invochi tanto la libertà, tranne per essere liberi di farsi suora o frate.

La soluzione della mamma sarebbe questa: affidare le sue figlie ad uno “psicologo” (ha detto proprio così), certamente per aiutarle a vivere la loro vera libertà;  e poi la supplica a Papa Francesco perché abolisca quest’Istituto che fa soffrire tanto le ragazze e le mamme. Mi sembra, però, non me ne voglia la signora, che non sarebbe giusto privare le figlie della loro consacrazione religiosa, pur di riaverle a casa. Non mi sembra un ragionamento corretto e rispettoso della libertà di scelta!

Rito D’Aguanno

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