IL CASO FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA “Se non altro, credetelo per le opere stesse!”

Le riflessioni di Ciro ci richiamano alla mente la saggezza del giudizio fondato sui fatti e sulla vita condotta dal Padre, piuttosto che sulle chiacchiere e fandonie, talmente stravaganti che si escludono tra loro.

ruscelloNella Chiesa quando si vuole screditare qualcuno dinanzi all’opinione pubblica, due sono le accuse ad effetto, capaci di mobilitare anche i cuori più indifferenti: i soldi e le donne.
La gente così ha modo di ripetere il solito ritornello tanto caro agli anticlericali: “Ecco il prete donnaiolo! Ecco il prete attaccato ai soldi e ladro!”
Non c’era da stupirsi quindi che un mattino, sul “mattino”, spuntassero dal nulla come funghi queste accuse contro il fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata, p. Stefano Manelli. Tanto ormai le avevano già sparate tutte, anche se, a dire il vero, senza un grande effetto.
Sulle donne, non mi fermo, anche perché la testimonianza della ex suora sembra essere mancante della giusta e conveniente proporzione tra gli elementi che compongono un giudizio.
Riguardo ai soldi intestati a sé personalmente e sottratti alle missioni, c’è da domandarsi: cosa poteva farsene il padre di questi soldi se la sua vita austera e francescana si è sempre svolta sotto gli occhi di tutti?
Li usava forse a sostegno dei parenti verso i quali nutriva un particolare affetto? Non credo proprio. Più volte ho potuto verificare personalmente, come il padre chiedesse aiuto proprio a loro per il sostegno delle missioni e delle opere dell’Istituto. Fu sua Madre, ora anche serva di Dio, a donare parecchie cose al santuario di Frigento; e furono ancora i fratelli e le sorelle del padre a finanziare diverse opere. Anzi a volte si vedeva qualcuno di loro mettere mano al portafoglio con un certo disagio, tanto era continuamente “spremuto” dal padre.
Cosa faceva allora? Si faceva i viaggi transatlantici per prendere il sole? O forse si comperava quei vestiti firmati che tanto vanno di moda da nascondere sotto il saio? Oppure aveva il pallino di farsi fare la macchina con gli sportellini in lega d’argento? Per che cosa dunque?
Se i soldi p. Stefano li avessi spesi male, ci sarebbe da chiedersi come avrebbe potuto sostenere decine di missioni, due orfanatrofi, costruzione di conventi e di santuari, costruzioni di pozzi per l’acqua in Africa, un emittente televisiva senza pubblicità, tre stazioni radio, un seminario…
Mi ha sempre dato l’impressione che p. Stefano anzi fosse in questo senso un vulcano di iniziative. Non si arrivava a dare inizio a un cantiere, che già ne progettava un altro, e tante volte senza avere ancora i fondi per completare il primo. E questo lo possono testimoniare tutti.
Allora, non sono forse i fatti a parlare? Come avrebbe potuto mettere in piedi tutto questo senza una sana economia e anzi ancor più senza un aiuto speciale e straordinario del Cielo che tanto si compiace di abbondare verso coloro la cui vita è tutta spesa per la gloria di Dio?
“Se non altro, credetelo per le opere stesse”!!! (Gv 14, 11)
Ciro P.

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