Entusiasmo e gioia di chi non possiede niente

Prima pensavo che fosse un’esperienza interessante; oggi preferisco dire: ho avuto l’onore di conoscere quei frati e suore – scrive dalla Polonia il dott. Wojciech Bolanowski, chimico, matematico, insegnante di lingua norvegese, ma anzitutto padre di famiglia, papà di cinque figli, tra cui una suora.

 

mappamondovaligiaSono dalla Polonia. Da alcuni anni sto osservando gli istituti dei Frati Francescani e delle suore Francescane dell’Immacolata e posso dire su di loro molte cose buone.
Nel 2011 il fratello minore di mia moglie si era interessato di quest’ordine. Giunto in Italia, ha abitato nella comunità dei frati Francescani dell’Immacolate e ha deciso di entrare nell’Istituto. Quando risiedeva nella comunità di Bosco ai Frati, la mia famiglia poteva visitarlo più volte: lo facevamo quando ci capitava di avere qualche giorno libero per poter affrontare un viaggio lungo. Più volte abbiamo dormito nelle foresterie dei frati; i miei figli anche dentro la clausura. In quel tempo questa era per me un’avventura, un’esperienza straordinaria. Oggi preferisco dire: “abbiamo avuto l’onore” o, meglio ancora, “abbiamo avuto la grazia”. Potrei augurare una simile fortuna a tutti i lettori della presente lettera. In tutte le comunità che abbiamo visitato, abbiamo visto una vita conforme alla tradizione cristiana; persone che cercano di realizzare i principi di san Francesco: la povertà, la modestia, la gioia di ciò che ricevono…
Questi frati spingono la gente a riflettere; insegnano a pensare con un sano criticismo la propria esperienza di fede; a pensare come noi testimoniamo agli altri la nostra fede, l’appartenenza alla comunità della Chiesa. Grazie ai Francescani dell’Immacolata ho imparato a vedere quanto spesso, nella nostra vita, sottovalutiamo oggi gli insegnamenti contenuti nella tradizione della Chiesa. Così ho potuto anche riflettere sulle conseguenze che tale atteggiamento può comportare… Soggiornando presso la loro comunità, ho constato il loro modo di pregare nell’atmosfera di raccoglimento e ringraziamento; ho imparato a partecipare più devotamente nella s. Messa; ho osservato l’entusiasmo e la gioia di vita di queste persone che non possiedono niente e che trattano molto seriamente la questione della propria povertà.
All’inizio mi chiedevo perché il fratello di mia moglie, energico, intelligente e critico con studi universitari di cinque anni, figlio di due professori dell’università, abbia scelto la vita religiosa. E per lo più: perché abbia scelto proprio questa comunità e non altra, avendo noi in Polonia tantissime comunità religiose… Gradualmente me lo spiegava, però solo il vedere la loro vita religiosa (e non le parole) mi convinse quanto era buona tale scelta.
La mia figlia primogenita si era interessata della vita religiosa molto più di me. Poco dopo decise di entrare nella comunità delle suore Francescane dell’Immacolata: era il primo gennaio 2013, aveva 26 anni,  un quinquennio di studi infermieristici compiuti e qualche anno di lavoro nell’intensa terapia di un grande ospedale (cioè là dove i pazienti si trovano nelle condizioni più critiche e molti muoiono).
È un’esperienza particolare quando tua figlia, istruita e con buon lavoro, dice che vuole abbracciare la vita religiosa. Io sempre cercavo di educarla ad essere una moglie e una madre ed ero assolutamente impreparato alla sua scelta. Pochi mesi dopo, mia figlia venne trasferita da Varsavia nella comunità di Villa Santa Lucia, in Italia.
Questa volta non facevo più la domanda, perché la mia figlia abbia scelto l’Istituto delle Francescane dell’Immacolata. Abbiamo cominciato a visitare anche le loro comunità: a Varsavia, Villa Santa Lucia, Fontanarosa… Così abbiamo notato che tra i frati e le suore si trovano molte persone colte, dotte; non solo tra i sacerdoti che predicano. Abbiamo saputo che le suore hanno un loro studio radiofonico. Già prima vedevamo i libri e le riviste stampate da loro.
Nelle loro case regnano la gioia e serenità: ho l’impressione che vi è più gioia in questo Istituto religioso che nelle altre comunità femminili che ho conosciuto (e in questi ultimi anni ho imparato un po’ ad osservare con più attenzione e più comprensione le persone consacrate, capendo meglio in che cosa consiste la loro vita). Talvolta penso che tre anni fa non capivo nulla della vita religiosa, pur appartenendo alla Chiesa cattolica, leggendo i libri, partecipando alle processioni e pellegrinaggi: tale contatto con la vita religiosa era totalmente superficiale; oggi penso che non valeva niente.
Nell’autunno scorso ho sentito dei programmi nella TV italiana che mostrano le suore Francescane dell’Immacolata in modo molto diverso da come le ho conosciute io. Il contenuto di quei programmi mi ha sconvolto. Io non credo che sia vero ciò che dicono. Mi allaccio non solo alla mia osservazione e ai colloqui con le suore (anche con le superiore delle comunità). Il mio punto di vista è sostenuto anche dalle osservazioni dei miei figli. Le mie due figlie minori (l’una studentessa di matematica ed economia, l’altra d’infermeria) hanno abitato per qualche tempo con le suore a Varsavia, a Villa Santa Lucia e a Fontanarosa: di solito per più giorni, anche una settimana. Le mie figlie sono molto più critiche di me e di sicuro un po’ ribelli. Con la loro apertura, loquacità e con lo sguardo critico sanno cogliere negli atteggiamenti altrui – e in particolare trattandosi delle altre donne – i particolari che questi vorrebbero nascondere. Sono sicuro che se tra le suore Francescane dell’Immacolata in quei tre anni vi fossero state delle relazioni strane, ‘inganno o terrore: le mie figlie me lo avrebbero denunciato.
La mia figlia primogenita ha compiuto il suo noviziato nel 2015, facendo la prima professione religiosa. La visito più volte in ogni anno; più spesso ancora parlo con lei attraverso il telefono. Lei è sempre felice e non mi ha mai detto di aver notato nelle sue comunità qualche falsità o malizia.
Molte volte abbiamo anche visitato le comunità dei frati a Bosco ai Frati e a Tarquinia. Anche là non abbiamo visto niente di preoccupante, di strano. Del resto sono convinto che se vi fossero stati degli atteggiamenti del genere, il fratello della mia moglie sicuramente non avrebbe deciso di abbracciare quel carisma, di vivere sotto lo stesso tetto con quelle persone per lungo tempo, forse per tutta la vita…
Quando i miei due figli Hanno soggiornato per prima volta nella clausura dei frati, avevano 17 e 13 anni. Nell’estate 2012 il mio figlio più grande, con un amico, è andato dai frati per 2 settimane e un anno dopo ha voluto ripetere quell’esperienza, questa volta con tre amici. Si tratta di ragazzi che studiavano insieme; con età che spinge ad essere molto critici nei confronti del mondo, della tradizione e in particolare dei valori professati dai genitori e in genere dagli adulti. I ragazzi anch’essi, con una buona formazione intelettuale, intelligenti; di sicuro non “creduloni”, “taciturni”, “nascosti” o “acriticamente obbedienti”. Questi ragazzi sono stati nella casa dei frati più volte per più giorni e non solo non hanno notato niente di preoccupante, ma anzi quel tipo di vita gli piaceva molto.
Infine, vorrei aggiungere qualche parola su me stesso. Ho 54 anni, tra i quali 30 di matrimonio. Per sette anni con la famiglia abbiamo vissuto in Norvegia, dove sono nati 3 di nostri figli. Durante le vacanze abbiamo visitato – sempre con tutta la famiglia – 50 paesi. Sono chimico e matematico, ho il dottorato; 3 anni di borsa scientifica all’università di Oslo, 4 anni di lavoro scientifico all’università medica di Breslavia. Ero insegnante di chimica, fisica, matematica e statistica; negli ultimi 10 anni lavoro come insegnante di lingua norvegese. Se qualcuno vuole convincermi che nei conventi dei Francescani dell’Immacolata, frati e suore, vivono le persone pazze, disoneste, terrorizzate, può scrivere all’indirizzo: norgepolen@gmail.com.

Wojciech Bolanowski

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