Metafisica di un presunto scandalo

 

dollaroeuro1Il famoso William Ockham, nel tentativo di ripensare la filosofia occidentale, aveva ritenuto necessario porre alla base del suo sistema il famoso “rasoio”: “entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem” (Gli enti non vanno moltiplicati al di là della necessità). Pur avendo seri dubbi su questo criterio, nel caotico mondo dell’informazione di oggi, questo “principio di economia” del pensiero potrebbe svolgere una qualche funzione positiva, eliminando tutto ciò che c’è di superfluo per giungere alla sostanza delle questioni. Pensiamo al presunto scandalo di cui gran parte della stampa italiana, dal Corriere della Sera all’autorevolissimo “Cronaca vera”, sta parlando, quello che coinvolge padre Stefano Manelli e le Suore Francescane dell’Immacolata. L’applicazione del summentovato criterio a questo caso significa che è inutile:
•    moltiplicare lettere di sangue con relativi test grafologici e analisi ematiche;
•    moltiplicare suore fuoriuscite e frustrate (senza riuscire peraltro a scovarne più di un paio);
•    moltiplicare giornaliste d’inchiesta con problemi con l’italiano (“flagellato” vuole infatti una sola “g”);
•    moltiplicare inascoltabili commenti di opinionisti non meglio identificati che di certo poco sanno di vita religiosa (e forse anche del catechismo della Chiesa cattolica).
E’ inutile cioè moltiplicare tutti questi accidenti se non si arriva alla sostanza. Proviamo, pertanto, a lasciare gli accidenti e giungere alla sostanza della questione.
•    Abbiamo una o più “lettere di sangue” scritte da suore uscite dall’istituto e che risalgono a più di venti anni fa. Presumendo che siano vere e che, almeno una di essi riporti in calce la firma di padre Stefano Manelli, la corretta analisi razionale non può eludere da queste osservazioni
•    L’ex-suora della prima intervista mente spudoratamente quando afferma che questa sia un giuramento/voto privato alla persona di padre Stefano Manelli, in quanto si tratta di una consacrazione religiosa, analoga a quella di tutte le suore del mondo. La menzogna volontaria dell’ex-suora tradisce delle intenzioni cattive e non veritiere, che rendono del tutto inattendibili tutte le sue successive affermazioni (come quelle sulla prostituzione delle suore).
•    Molti poi trattano questa scrittura fatta col sangue con una drammaticità tale da renderla quasi una pratica disumana e cruenta. Ci pare tutto un po’ esagerato, dato che non sembra risultare particolarmente doloroso e cruento pungersi con uno spillo e utilizzare poche gocce di sangue fuoriuscito per scrivere: non di rado i fidanzatini alle prime armi fanno anche di peggio!
•    Non si tratta, dunque, di evidenziare il dolore, ridicolo, connesso a questa pratica, quanto, piuttosto, il suo significato simbolico. Amalia de Simone l’assomiglia ai riti d’iniziazione di associazioni a delinquere. Non stupisce, in realtà, che camorra e affini s’ispirino a usanze di origine cattolica, dato che tutte queste associazioni sorgono dal brodo esoterico/affaristico della Massoneria. Chi possiede appena appena un po’ di conoscenza su questo argomento, sa che la Massoneria scimmiotta spesso riti e usanze religiose, attribuendo ad essi un significato magico e iniziatico. Sembra evidente che una suora, al momento della professione religiosa (che è nella tradizione cattolica un martirio incruento d’amore), non abbia attuato una pratica magico-iniziatica, quanto piuttosto abbia voluto esprimere con questo gesto esteriore, peraltro praticato anche da santi come sant’Alfonso Maria de’ Liguori e santa Teresina del Bambin Gesù, la totalità del sacrificio interiore e della sua dedizione personale. Niente di magico pertanto, ma solo un modo visibile per esprimere e avvalorare la volontà di dare la propria vita a Dio.
•    Sembra lecito quanto meno sospettare di chi, dopo aver vergato la propria professione religiosa perpetua con il sangue o essersi impressa il nome di Gesù sulla carne, ha lasciato la vita religiosa. Coloro che vanno via dall’Istituto a volte hanno ciò che la cultura popolare definisce “dente avvelenato”.
La vera e radicale questione è però questa: le suore sono state costrette da padre Manelli ad accompagnare la loro consacrazione religiosa con questa lettera di sangue? Oppure lo hanno fatto liberamente? La suora della seconda testimonianza sembra affermare chiaramente la libertà della loro azione con cui hanno compiuto tale azione. Usa, infatti, testualmente l’espressione “con entusiasmo giovanile”.
•    Si parla frequentemente di “vocazioni forzate” ma chi afferma di essere stato forzato ad entrare in convento in realtà non ci è mai entrato, mentre le suore che sono in convento ora testimoniano unanimemente la libertà della loro scelta con il rinnovo dei voti.
•    Si è poi questionato sulle pratiche penitenziali delle suore. Posto che sia meglio non trascinare queste pratiche fuori dal chiostro, che è l’habitat della penitenza, è inutile insistere sul contenuto di queste ma è più opportuno fare le seguenti osservazioni:
•    La vita religiosa e quella francescana in particolare, deve essere una risposta all’appello alla penitenza con cui inizia la rivelazione pubblica di Nostro Signore. Dato che non bisogna mortificare solo la nostra anima ma anche il nostro corpo, le pratiche penitenziali corporee sono non solo lecite ma anche doverose.
•    Al che le soubrette rispondono: “ma si deve essere liberi di farlo”! Certo si è liberi di abbracciare uno stile di vita religiosa oppure no, ma una volta che lo si è scelto, si è obbligati, dinanzi a Dio e alla Chiesa, a obbedire alla regola e alle penitenze che essa prescrive, in caso di ripensamenti si è liberi di uscire.
•    In mezzo ad un mondo che spinge a pratiche dolorose e inutili quali diete radicali, tatuaggi o costosi interventi di chirurgia estetica da macellaio, oppure celebra sport pericolosi e pratiche para-sportive pazzoidi, non si capisce perché una moderata penitenza corporale debba creare scandalo. Comprendiamo come possano momentaneamente disorientare, se non si è mai sentito parlare di queste, ma basta leggere qualche vita dei santi o osservare la serenità di un religioso che le pratica, per comprendere come queste non siano pratiche masochistiche, bensì un aiuto ad acquistare la serenità interiore tramite il dominio delle passioni.
•    Si fa più volte poi, con sfoggio di mentalità benpensante borghese, riferimento all’uso di cibi scaduti. Innanzitutto “scaduti” non significa “malandati”: al contrario di chi crede che la data di scadenza sia di diritto divino e sotto pena di peccato, pensiamo che essa inviti solamente alla prudenza nel consumare un prodotto. Sarebbe ridicolo pensare che un cibo che scade il 23 febbraio possa essere consumato tranquillamente fino al 22 mentre vada gettato il giorno seguente! Ogni buona massaia, e di certo le suore non sono di meno, sa verificare qualora un cibo sia da gettare oppure no! A proposito dei cibi una ragazza, invelenita dalla vocazione della sorella, ha detto che in convento ha visto passare per quattro giorni lo stesso vassoio con il cibo. A meno che non si sia nati alla corte del Re Sole, penso che chiunque sia vissuto in una famiglia normale abbia visto del prosciutto affettato in un giorno passare per più giorni sulla tavola, fino alla sua consumazione. Qual è dunque il problema?

A spiegarci qual è il problema in realtà, nell’ultima puntata de “La vita in diretta”, è intervenuto l’avvocato Giuseppe Sarno, avvocato dei nemici di padre Manelli, noto per aver insultato pubblicamente in trasmissione lo stesso fondatore dei Francescani dell’Immacolata e aver lasciato interviste a giornalacci italiani in cui si ventilava l’ipotesi che il commissario apostolico padre Fidenzio Volpi fosse stato avvelenato. Dopo aver parlato di un dossier raccolto da padre Volpi, che a suo dire inchioderebbe padre Stefano Manelli con puntuali e circostanziate accuse di ex-suore, ecco lo stesso informarci che:
•    il dossier non è stato raccolto in seguito all’indagine del commissario apostolico ma da un anonimo che lo ha consegnato al commissario, il quale apertamente dubitava della veridicità di ciò che era contenuto;
•    il commissario lo ha consegnato a lui durante un pranzo a base di risotto alla milanese non perché fosse pubblicato o consegnato alla questura, ma perché lo custodisse;
•    egli stesso dubita del contenuto di questo dossier.
Insomma, conclude, “E’ tutta questione dei soldi” … come da mesi stiamo dicendo tutti noi e come più volte ha ripetuto lo stesso Enrico Tuccillo, avvocato di padre Manelli. Dunque siamo tutti d’accordo: l’unico problema rimane capire chi vuole i soldi dell’apostolato dei Francescani dell’Immacolata.

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