Questa è la verità della nostra storia …  

fig-56-immacolata-fra-i-ss-francesco-e-gaetano-pisticci-chiesa-di-s-antonioConsiderazioni di un “osservatore” sui “frutti” del commissariamento ai poveri “Francescani dell’Immacolata”.

C’è modo e modo di trattare una cosa. Altro è trattare una cosa preziosa, altro trattare una cosa di poco conto. E’ ovvio che trattare una cosa preziosa esige un’attenzione e premura proporzionate alla preziosità della cosa: si potrebbe esigere, cioè, la presenza di uno “stile”, maggiore o superiore, che fa unità con la preziosità della cosa, che comporta di per sé cura, interesse e nobile salvaguardia davvero speciale…

Orbene, a riguardo di una cosa così preziosa e rara come un “carisma nuovo” di vita religiosa, – di Diritto Pontificio, approvato dal Papa San Giovanni Paolo II diciotto anni fa – c’era da augurarsi e da sperare che fosse trattato come una cosa preziosa da “maneggiare” con delicatezza.

Si tratta di un “carisma nuovo”, di fatto, della comunità nella “Casa Mariana” di Frigento, che ha quasi cinquant’anni di vita, che è nato con tutte le grazie della germinazione voluta dall’alto. Tale carisma, infatti,

* è stato ispirato e “provocato” – è da dire – dal Decreto del Concilio Vaticano II, il “Perfectae charitatis” sulla Vita religiosa (1963);

è stato via via approvato e autorizzato dalle Autorità religiose competenti: il Ministro Provinciale, il Capitolo Provinciale di Napoli e il Ministro Generale dei Frati Minori Conventuali (1970);

* alcuni anni dopo, è stato confermato dalle Autorità ecclesiastiche gerarchiche: due Arcivescovi di Benevento, la CIVCSVA, il Sommo Pontefice san Giovanni Paolo II;

* ha avuto l’assistenza spirituale ordinaria dei Padri spirituali e Confessori del Padre Fondatore e Cofondatore;

ha avuto, per la sua maturazione, l’assistenza speciale di due straordinari sacerdoti viventi, “eletti” di Dio: San Pio da Pietrelcina e il Servo di Dio Don Dolindo Ruotolo;

* si è radicato nel francescanesimo mariano del Serafico Padre san Francesco e di san Massimiliano Maria Kolbe, sotto la guida del Sommo Pontefice (da Paolo VI in poi) per vivere interamente:

sia l’ideale francescano della povertà “c o m u n i t a r i a” e della vita “ascetico-mistica serafica”,

sia l’ideale mariano della “Consacrazione illimitata all’Immacolata” (che è “Voto primo e costitutivo”) e della “Missionarietà” a tutto campo dei “minores”.   

Un prezioso carisma, il quale, però, nel corso del commissariamento non ha ricevuto il trattamento che si meritava quale “dono alla Chiesa”, approvato in toto dalla stessa. Facciamo un rapido excursus e vediamo come sono andate realmente le cose dall’inizio (agosto 2013) fino ad oggi.

 

  La Povertà “francescana”

 La Povertà francescana si è sempre caratterizzata e qualificata specificamente,

secondo la “Regola” di S. Francesco d’Assisi, “Bollata” dal Papa Onorio III nel 1223,                 secondo la “Traccia mariana di vita francescana” (“Institutum” intangibile come la Regola),

quale povertà non soltanto personale o privata, ma soprattutto “c o m u n i t a r i a”.

La difesa strenua di questa caratteristica specifica della Povertà francescana ha attraversato gli otto secoli di storia del Francescanesimo, fra ritornanti lotte e travagli, con la fioritura stupenda, tuttavia, di tanti Santi francescani, figli genuini del “Poverello” di Assisi, sparsi nei cinque continenti del pianeta-terra.

Orbene, tale ideale serafico è stato, e non poteva non essere, fin dall’inizio, un punto fermo del novello Istituto religioso dei Francescani dell’Immacolata, ossia è stato tale fin dalla prima erezione canonica dell’Istituto religioso di Diritto Diocesano, nel 1990 (con i venti anni di continua preparazione–maturazione dal 1970 al 1990 nellaCasa Mariana” di Frigento-AV).

Subito dopo quell’erezione di Diritto diocesano, infatti, ci si portò appunto a Roma presso la sede della Sacra Congregazione dei Religiosi (oggi CIVCSVA) per chiedere di poter affidare in proprietà alla Santa Sede, – secondo la prassi stabilita già dal Papa Innocenzo IV nel 1245 – tutti i beni che pervengono ai frati.

A questa particolare richiesta, però, l’Ufficiale della Congregazione dei Religiosi rispose subito che la Santa Sede non accettava più di diventare “intestataria-proprietaria” dei beni dei frati, dal momento che anche gli altri frati francescani (Minori e Cappuccini), nel 1967 avevano ripreso tutti i loro beni intestandoseli direttamente come proprietari, contentandosi soltanto della povertà personale e spirituale.

Dietro l’insistenza di voler salvaguardare ad ogni costo la povertà “comunitaria”, l’Ufficiale ci indicò di provvedere allora ad erigere una civile Fondazione o Associazione, che fosse la reale proprietaria dei beni, gestita perciò soltanto da “laici”, che diventano quindi, giuridicamente, i reali proprietari dei beni a nostro solo “uso”.

Si seguì l’indicazione della Congregazione e fu costituita un’Associazione i cui membri, all’inizio, per mancanza di soggetti laici adatti, erano alcuni frati e suore. Quando si sono trovati dei laici completamente affidabili e in grado di gestire l’Associazione, i frati e le suore sono stati gradualmente sostituiti da persone laiche, secondo il progetto iniziale del Fondatore.

Questo passaggio ai laici dell’amministrazione dell’Associazione è stato interpretato dal Commissario Volpi e dai frati FI del nuovo corso (i frati contrari al Fondatore) come un voler sottrarre a loro la gestione di questi beni. Per questo il commissario P. Volpi pensò di risolvere la questione con una denuncia alla finanza ottenendo il sequestro cautelativo dei beni, con l’accusa di manovra fraudolenta e di truffa.

Vicenda dolorosa e amara che se non ci fosse stata, avrebbe potuto almeno salvare qualcosa di … più umano.

Si è trattato non solo di tradire la povertà francescana, rinnegando il Padre san Francesco d’Assisi e la sua “Regola”, ma di arrivare persino all’augurio di vedere i confratelli condannati alla galera … pur di avere comunque la proprietà dei beni “non propri”, calpestando in tal modo il voto di povertà “f r a n c e s c a n a”.

Lo scandalo aumenta ancora se si riflette che anche i cosiddetti laici “amici spirituali” (come li chiama san Francesco) che hanno assunto l’onere di gestire le “Associazioni”, sono stati coinvolti nella denuncia al Tribunale penale, partecipi quindi del delitto denunciato e passibili, perciò, anche di eventuali condanne… Eppure si tratta di fedeli laici, quasi tutti “terziari francescani dell’Immacolata”, praticanti fedelmente la vita sacramentale, professionisti di valore (avvocati, ingegneri, insegnanti, …), da molti anni nostri benefattori, cooperatori in tutte le opere missionarie.

Nel corso dell’indagine portata avanti dalla Procura di Avellino, si è già proceduto al dissequestro dei beni in quanto non si è ravvisato alcun reato di truffa. Il Tribunale del Riesame (Seconda Sezione Penale – Tribunale di Avellino) ha rilevato ancora «l’insussistenza dell’ipotizzato reato di truffa» con ordinanza depositata l’8 settembre 2016. Inoltre tale provvedimento è stato confermato dalla suprema Corte di Cassazione, ponendo fine definitivamente al tentativo di ottenere il sequestro dei beni.

Nonostante tutto, nessuna speranza in vista, però, ancora adesso: al contrario, dai tre nuovi Commissari abbiamo avuto soltanto l’esame di un “proposto” disfacimento del nostro “carisma”, con il dovuto ritorno della proprietà dei beni al nostro Istituto, e la fine totale, quindi, della “povertà francescana sulla terra”[1], quella povertà personale e comunitaria che tanti frati dell’Istituto hanno voluto e vissuto serenamente, in spirito di osservanza alla Regola, in questi venticinque anni, fino al 2013.  

 

Di crescita in crescita

Incredibile sapere che fino al 2013, ossia fino al Commissariamento, l’Istituto, nelle sue comunità, ha vissuto in pienezza il suo carisma francescano-mariano ricco di una fecondità straordinaria di grazia, in armonia con le esigenze non comuni di una forma di vita serafica che ambiva e ambisce a rivivere secondo quelle fonti francescane che si chiamano Santa Maria degli Angeli, San Damiano, Rivotorto, Fontecolombo, Greccio, Monte della Verna …

Negli anni dal 1998 al 2013 si è avuta:

*   l’apertura di altre 30 Case Mariane e di nuove Missioni (come già accennato sopra),

*   l’istituzione del nostro magnifico Seminario filosofico-teologico, con più di cinquanta              giovani frati, e con i docenti quasi tutti nostri frati titolati,

*   l’apertura di una Casa di contemplazione in Italia (“Ritiro Mariano”),

*   lo sviluppo dell’apostolato mass-mediale, con una stazione televisiva in Italia e 4 stazioni Radio (in Italia, Africa, Filippine, Brasile),

*   l’apostolato-stampa con una Casa Editrice Mariana (cha ha stampato e diffuso milioni di copie di libri anche tradotti in più lingue, con diverse Riviste),

*   l’apostolato culturale al più alto livello di studio: volumi di più alta Teologia, Riviste di teologia, di spiritualità, di mariologia e francescanesimo,

* l’apostolato degli annuali Simposi Internazionali di Teologia Mariana (in Italia, in Inghilterra, Scozia, America, Portogallo-Fatima, Frigento),

* la pubblicazione di due grandi collane di studi teologici sulla Corredenzione Mariana (in Italia: 18 volumi; negli Stati Uniti: dieci volumi).

La Missione dell’Immacolata Mediatrice (MIM)

             Non meno ricco e fecondo, poi, è stato, in questi venti anni, l’apostolato per i laici con l’erezione dell’Associazione pubblica dei fedeli chiamata “Missione dell’Immacolata Mediatrice” (in sigla: M.I.M.).

            Il valore più consistente e prezioso di questa Associazione “Missione dell’Immacolata Mediatrice” è dato da quanto scritto nello stesso decreto di erezione pontificia dei Frati Francescani dell’Immacolata, i quali «si propongono di realizzare la propria santificazione e la salvezza dei fratelli per mezzo dell’Immacolata, cercando in modo particolare di organizzare, guidare e diffondere il movimento “Missione dell’Immacolata Mediatrice”»[2].

            L’impianto, la diffusione e l’estensione di questa Associazione pubblica dei fedeli hanno avuto un’incredibile accoglienza non soltanto in Italia, ma anche nei paesi esteri e nelle nostre Missioni (in Asia e in Africa), rivelandosi mezzo di grazia efficacissimo per l’evangelizzazione a più vasto raggio, “per mezzo dell’Immacolata”, secondo l’espressione luminosa scritta nel Decreto di erezione Pontificia dei Frati Francescani dell’Immacolata (ivi, p. 7).

 

La situazione attuale…

 Andiamo ad analizzare la situazione dopo tre anni di Commissariamento durante i quali sembra essersi abbattuto sull’Istituto un terremoto che ha lasciato solo macerie:

– Istituto senza studi, perché non c’è più il seminario, chiuso quasi subito dopo l’inizio del commissariamento;

Missioni senza più aiuti e assistenza;

apostolato della MIM completamente bloccato, con la proibizione dei Cenacoli e degli incontri di formazione;

confusione nella vita liturgica;

sbandamento di frati in giro di qua e di là;

perdita di vocazioni e abbandono dell’Istituto,

crisi amare anche di sacerdoti.

– atmosfera di disfacimento della vita comunitaria,

– nessun punto di riferimento per i frati;

– delusione e confusione in molti frati,

In più sono state chiuse:

16 Case Mariane in Italia (su 27);

5 Case Mariane all’estero;

– 4 Missioni: Tchad, Kazachistan, India, Australia;

1 Casa di Noviziato (Italia);

1 Casa di postulandato (Italia).

 Questo è il quadro del travaglio doloroso che dal 2013 ha agitato l’intero Istituto e il suo “carisma speciale” che era stato vissuto da tutti i frati in 25 anni di fioritura stupenda e di fecondità di grazie, e– per colpa di “alcuni dissidenti, divenuti parecchi” – ora è ridotto in frantumi con il disfacimento e la devastazione in ogni campo, personale e comunitario; con l’offesa alla dignità personale dei frati Fondatori e anche dei frati rimasti fedeli ai Fondatori; con l’offesa al loro ideale serafico vissuto nella “Casa Mariana” di Frigento già dal 1970 e, ancor più, dopo l’erezione canonica di Diritto Diocesano (nel 1990) e l’erezione di Diritto Pontificio (nel 1998).

E in concreto, si sa che ogni idea di “riconciliazione”, in questi quasi quattro anni (2013-2016), non è mai neppure stata accennata, o è nata morta o comunque non si è mai fatta presente, neppure in un qualche ipotetico tentativo o accenno da parte del Commissario+Commissari.

Nulla di nulla. Mai un tavolo di studio o di ricerca o di confronto con i Commissari fra le due parti in contrasto. Nulla. Silenzio e ostilità: ostilità alimentata però, – e per di più – dagli articoli infami dei siti impegnati nella lotta contro i Fondatori per lo sfacelo dissacratore di un fiorente Istituto religioso di Diritto Pontificio.

           

Gli scandali   dei “media”                                                                 

Ci sono state oltre duemila pagine di una campagna vergognosa e scandalosa di calunnie e menzogne diffuse nel mondo intero attraverso i siti mediatici, attraverso televisioni nazionali e riviste di livello scandalistico contro i Padri Fondatori e i molti frati (e suore) con loro d’accordo.

Una montagna di fango riversata su di essi, senza alcuno scrupolo, nella diabolica speranza di riuscire a vincere la propria battaglia ideologica… contro chi? Contro l’Immacolata e tutto il bene che Ella è riuscita a fare fino ad oggi, con i suoi “strumenti”?

Nessuno è in grado di calcolare gli effetti devastanti di una campagna mediatica così vergognosa e scandalosa di cui non potranno essere riparati i danni se non dopo il doveroso pentimento davanti a Dio e agli uomini!

Ma l’Autorità ecclesiastica dinanzi a questo orribile ”scempio” mediatico, è rimasta costantemente in silenzio, e non sembra rendersi conto che con il suo surrettizio “silenzio” può aver fatto ben capire di essersi schierata direttamente dalla parte dei frati calunniatori…

 

Verso il finale precipizio…

E adesso, con il continuum del Commissariamento, nel corso di un incontro tenuto a Roma con i frati del nuovo corso si è avuta la novità delle inaspettate “proposte” che, purtroppo, anziché cercare, finalmente, di salvare e far continuare il prezioso venticinquennio di grazia e di sviluppo mirabile del novello Istituto (1990-2015), ci fanno sapere, invece, che i nuovi tre Commissari, schierati dalla parte del gruppo dei dissidenti, non vogliono altro che

i m p o r c i di assimilarci in toto ai frati dissidenti, distruggendo così il dono divino del nostro carisma speciale, ossia a f f o s s a n d o :

la P o v e r t à “francescana” (c o m u n i t a r i a)

la M a r i a n i t à “illimitata”, come “Voto” primario costitutivo

l’ A s c e t i c a   francescana della penitenza

la M i s s i o n a r i e t à   a tutto campo dell’obbedienza

la P r e g h i e r a   del “Vetus” e del “Novus Ordo” i n s i e m e.

Queste sono appunto le proposte per incamminarsi verso il finale precipizio… ed è sintomatico e significativo che la Marianità sia stata la più colpita, insieme alla Povertà francescana, per noi frati francescani dell’Immacolata:

Francescani” = Povertà,

dell’Immacolata” = Marianità.

Che cosa resta, dunque, dell’identità più specifica dei Francescani dell’Immacolata, se si colpiscono e si distruggono proprio questi due punti?

A suo tempo, negli anni ’80, il Cardinale Palazzini, eminente canonista della Lateranense, studiando e seguendo la nostra pratica per l’erezione del novello Istituto di Diritto Diocesano, spiegò che senza il carisma della “Marianità” con il “Voto Mariano costitutivo”, sarebbe stata impossibile la nuova fondazione poiché il nostro Istituto diventava soltanto un “bis in idem” con gli Istituti francescani dei Minori, dei Conventuali e dei Cappuccini. Il che dovrebbe valere ancora più oggi, per noi, una volta eliminato il Voto mariano, quale “primo Voto costitutivo[3].

Il Voto Mariano, infatti, che è il PRIMO dei quattro Voti costitutivi dell’Istituto, ha avuto adesso la sua effettiva e lacerante “c a n c e l l a z i o n e” nella Professione religiosa sia semplice che solenne dei FFI (8 settembre 2016, a Firenze), e quindi lo specifico e primario Voto mariano “costitutivo” di CONSACRAZIONE ILLIMITATA ALL’IMMACOLATA, così voluto dal Diritto Pontificio (1998), è stato ridotto ora ad un generico “quarto” voto “aggiunto” di andare in missione, secondo la devozionale consacrazione all’Immacolata: e dov’è più, ora, il “Primo” dei quattro VOTI costitutivi, ossia il Voto primario di “CONSACRAZIONE ILLIMITATA ALL’IMMACOLATA”?…

C A N C E L L A T O !

                  E intanto, il 21 novembre 2016, Festa della Presentazione di Maria Bambina al Tempio di Gerusalemme, si è avuto il

DECRETO DI A R C H I V I A Z I O N E DEL PROCESSO PENALE A CARICO DEL FONDATORE PADRE STEFANO M. MANELLI: E QUESTA A R C H I V I A Z I O N E  HA      A N N I E N T A T O   LE DUEMILA PAGINE MEDIATICHE DI INFAMI ACCUSE E CALUNNIE CONTRO PADRE STEFANO MARIA MANELLI.

                                                                           *   *   *                  

  

 C O N C L U S I O N E

La nostra conclusione vuole essere soltanto una “supplica” dell’anima che s’innalza umile e ardente alla Misericordia di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e alla pietà della Divina Madre sua e Madre nostra, Maria, con l’intercessione dei nostri Santi Patroni, San Francesco e Santa Chiara d’Assisi, San Massimiliano Maria Kolbe e San Pio da Pietrelcina.

La nostra “supplica” si presenta anzitutto con un ringraziamento, che vorrebbe essere interminabile, per tutte le grazie, le misericordie e le benedizioni divine che ci sono state concesse con i doni inestimabili della vita cristiana, della vocazione sacra, della consacrazione mariana, della Professione religiosa nella “forma di vita” consacrata come “Frati Francescani dell’Immacolata” nella Chiesa e per la Chiesa.

E’ vero, noi non possiamo non chiedere anche perdono delle nostre incorrispondenze e infedeltà alle grazie e ai doni dello Spirito Santo lungo l’intero cammino della nostra vita consacrata. Grande è stata la nostra responsabilità per il male fatto, per il bene omesso e per il bene fatto mediocremente, ma grande vuole essere, oggi, anche il nostro pentimento, la nostra penitenza e il nostro impegno senza riserve, nella corrispondenza e fedeltà all’Amore divino, all’Amore consacrato che ci vuole santi nel tempo e per l’eternità.

L’essenziale della nostra “supplica” vuole essere, perciò, soprattutto l’accoglienza della continuità di questo impegno di fedeltà totale al nostro santo carisma, ossia alla nostra “Professione religiosa” di Frati Francescani dell’Immacolata, fatta secondo la “Regola serafica-Traccia mariana-Costituzioni”, approvate dalla Chiesa con l’erezione di Diritto Pontificio il 1998 e che la totalità dell’Istituto ha avuto la grazia di vivere per 26 anni!

Nel 2013, con il Commissariamento è iniziato lo scompiglio rapido, purtroppo, e il gruppo dei frati dissidenti è ben cresciuto (per la campagna “mediatica” di menzogne e calunnie contro i Padri Fondatori e i frati a loro uniti), ma essi potrebbero non essere la maggioranza. In ogni caso, se essi non accettano più la fedeltà al “Libro della santificazione” approvato dal Papa San Giovanni Paolo II con il “Diritto Pontificio”, noi, invece, non possiamo venir meno ad una fedeltà vissuta, in sostanza, per 45 anni (dal 1970), e non possiamo che volere, perciò, la continuità della nostra fedeltà giurata nella “Professione religiosa”.

Accettare la fine del nostro carisma di Diritto Pontificio, già approvato dal Papa San Giovanni Paolo II, significa accettare, di fatto, una “rifondazione” dell’Istituto con altro carisma che non è più quello da noi professato con il “Libro della santificazione”.

La “rifondazione” è necessaria per il gruppo che non accetta più il nostro carisma, mentre nessuno può violentare le nostre coscienze costringendole a rinnegare la fedeltà giurata a Dio nella Professione e vissuta per 26 anni di crescita e fioritura dell’Istituto.

Ciò non vuol significare, però, che noi non si accetta le correzioni di natura tecnico-giuridica rilevate nelle Costituzioni: ad ogni scadenza per il Capitolo Generale noi si fa questo lavoro di revisione, ritoccando alcuni punti particolari.

Ciò significa sforzarsi di migliorare sempre più la nostra fedeltà al “Libro della santificazione” vivendo in pienezza il dono del nostro carisma nella Chiesa e per la Chiesa. Ed è proprio per questo che deve essere incessante in noi la supplica alla Divina Madre e Mediatrice di ogni grazia, con la fiducia e il costante ricorso a Colei che è tutta «la ragione della nostra speranza» (San Bernardo).

             Questa è la verità della nostra storia, e non le migliaia di pagine di calunnie disoneste e vergognose scritte, anche al presente, contro i Fondatori e i frati a lui fedeli.

2. I. 2017

Jsaac De Maria     

 

[1] Dovrebbe far riflettere questa realtà di fatto dolorosissima che sta per realizzarsi: ossia, la sparizione totale della povertà francescana sulla terra – che è la povertà “c o m u n i t a r i a “ con la proposta frantumazione del nostro carisma francescano-mariano: noi siamo, infatti, l’unico Istituto religioso francescano di Diritto Pontificio che vuole mantenere ancora alta e ferma la bandiera della povertà francescana!

[2] L’intero Decreto pontificio è riportato nel nostro Libro della santificazione, pp. 7-8. Parrebbe davvero incredibile, ma è successo: a diversi frati e anche ad alcuni laici qualificati, responsabili della M.I.M., è stato detto e ribadito che tale M.I.M. non aveva nessuna approvazione canonica! Anche questa sarebbe davvero una grossa “mancanza di stile”.

4 thoughts

  1. Una domanda: i frati non possiedono nulla perché tutto è stato passato alla fondazione dei laici i quali, se un frate ha bisogno di una cura medica o di altro (tipo un paio di occhiali che si è rotto), non tirano fuori un soldo ma deve intervenire qualche benefattore esterno, sempre che qualcuno lo sappia. Parlo di casi concreti di cui sono stata testimone, non di ipotesi. Sono cose da matti, avrebbero fatto meglio i benefattori a tenersi i soldi per sè, perché a che serve darli tutti fuori se poi a livello comunitario nessuno può toccarli nemmeno per le emergenze?

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    1. Cara Luisa, i frati non posseggono nulla perché non hanno mai posseduto nulla. Quindi se ti hanno fatto credere che prima possedevano e adesso no, ti hanno mentito. I frati hanno scelto di entrare in un ordine di cui conoscevano bene la regola della povertà comunitaria. Solo che adesso non l’accettano più e invece di fare onorevolmente marcia indietro hanno preteso di cambiare la regola ed imporla a tutti, attraverso l’imperio della chiesa e alle loro conoscenze.

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