18 febbraio Cuore di Maria “L’umilissima”

 

cuore-immacolato-di-maria-1Leggendo le prime pagine del Vangelo di san Luca troviamo che Maria Santissima per due volte, nel primo capitolo, presen­ta espressamente se stessa qualificandosi o definendosi ogni volta con parole che manifestano immediatamente il contenuto e il valore di una creatura molto umile e di nessun conto.

La prima volta, infatti, rispondendo al­l’annuncio dell’angelo Gabriele, la Madon­na si presenta con queste parole semplici e limpide: «Sono la serva del Signore» (Lc 1,38), ossia si presenta come un’umile “serva” e il significato di questa umile parola – “serva” – secondo il greco biblico, si può estendere ugualmente ai termini pressoché simili di “schiava” e di “ancella”.

La seconda volta, nel canto del Magni­ficat, in casa di santa Elisabetta, ad Ain Karem, la Madonna parla di se stessa di­cendo che Dio «ha guardato l’umiltà della sua serva» (Lc 1,48). Il significato della parola greca “tapeinosis”, tradotta con la parola italiana “umiltà”, più ancora che umiltà, pic­colezza e bassezza, significa, per l’esattezza semantica italiana, “tapinità”, per cui la tra­ duzione più precisa, e quindi più espressi­va del testo, dovrebbe essere che Dio ha guardato la “tapinità” della sua serva.

Maria Santissima, quindi, qualifica se stessa come una misera… “tapina”, ossia co­me una creatura da niente, di nessun conto e nessun valore agli occhi degli uomini, inca­pace di nulla senza l’intervento della gra­zia di Dio. Ella, senz’altro, avrebbe potuto anche dire di se stessa, con tutta verità: “Da me non posso nulla”, mentre «tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4,13), secondo le parole di san Paolo.

 

Cuore di Maria – “L’umilissima”

Se è sicuramente vero che Dio innalza gli umili e abbassa i superbi (cf Lc 18,14), viene proprio da chiedersi: a quale profon­dità “abissale”, quindi, deve essere arrivata davvero l’umiltà di Maria Santissima, se da Dio è stata innalzata all’altezza stellare e superstellare della Maternità divina?

L’umiltà di Maria Santissima nei santi…

Diceva molto bene, perciò, la piccola santa Teresa del Bambino Gesù afferman­do, con la sua solita luminosa semplicità, che «l’umiltà della Vergine attrasse Dio dal Cielo nelle sue purissime viscere e con essa lo attrarremo anche noi nelle nostre anime».

Anche san Francesco d’Assisi, elevato all’altissima santità serafica, a gloria di Dio, non si struggeva forse nella lunga e appassionata preghiera riflettendo e ripe­tendo con il suo cuore «tutto serafico in ardore» (secondo il “verso” di Dante Ali­ ghieri): «Chi sei tu, mio grande Iddio, e chi sono io, tuo vilissimo verme?».

 

E a quale altezza mistica celestiale non è forse arrivato anche l’umile san Pio da Pietrelcina – chiamato il “crocifisso del Gargano”– il quale, dinanzi a Dio e agli uomini, con tutta semplicità e sincerità, non sapeva e non poteva che autodefinirsi soltanto come “un povero diavolo e un falso santo”?…

È incredibile sapere che noi, pur pieni di miserie, sappiamo stare molto attenti a nascondere le nostre debolezze e magagne, ricorrendo subito alla menzogna per “sal­vare la faccia”… Ma stiamo pur certi, però, che non sfuggiremo al Giudizio di Dio, sul letto di morte, e al Giudizio universa­le dinanzi a tutti gli uomini alla fine dei tempi… Beati, allora, gli umili, che sono i veri sapienti secondo Dio, guardando Gesù che alla nascita viene messo in una “man­giatoia” e alla morte viene inchiodato su una Croce!

A riguardo della vita spirituale e del cammino di conversione e di santificazione, infatti, l’importanza, il valore e la preziosi­tà dell’umiltà danno certamente ragione al grande sant’Agostino quando afferma: «Se mi domandi quale è la cosa migliore per la perfe­zione, ti dirò: in primo luogo è l’umiltà, in secon­do luogo è ancora l’umiltà, e in ultimo luogo è ancora e sempre l’umiltà».

Con sant’Agostino vanno pienamente d’accordo tutti i grandi Dottori e maestri della vita spirituale, da san Benedetto a san Bernardo, da san Bonaventura a san Giovanni della Croce, da san Francesco di Sales a sant’Alfonso M. de’ Liguori, da san Giovanni Bosco a san Pio da Pietrel­cina. Né può essere diversamente, poiché la verità della parola di Dio non può mai né venir meno né mutare: Iddio innalza gli umili e abbassa i superbi (cf Lc 18,14). Se si vuole essere superbi, come Lucifero e i suoi angeli ribelli – che volevano essere simili a Dio – non si potrà fare altro che precipitare nelle profondità degli abissi infernali.

L’immagine agreste dell’albero che non può crescere in altezza se non mette pro­fonde radici, viene compresa da tutti con estrema facilità per rendersi conto che l’umiltà non è una virtù che si può avere o non avere, ma è la virtù fondamentale dalla cui profondità dipende realmente l’e­levazione spirituale a cui si può aspirare, secondo le divine parole di Gesù che così insegna: «Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11). L’umi­le sarà tanto più innalzato, quanto più avrà saputo umiliarsi fino in fondo, a imitazio­ne dell’abbassamento sommo di Gesù, il Verbo Incarnato, che ha voluto addirittura annientare «se stesso, assumendo la condizione di servo» (Fil 2,7).

Maria Santissima, la Vergine Madre divina, con il suo Cuore Immacolato che era un vero «abisso di umiltà», secondo la definizione di san Giovanni Eudes, possa illuminarci e farci comprendere il valore inestimabile dell’umiltà con le sue preziosis­sime umiliazioni, insegnandocene la pratica generosa e sostenendoci nell’esercizio del rinnegamento di noi stessi che può santifi­carci a gloria di Dio e a salvezza delle ani­me, come hanno fatto tutti i santi di ogni tempo e luogo.

 

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