27 febbraio Il Cuore Immacolato “Via a Dio” 3

 

cuore-immacolato-di-maria-1Per le anime generose e fedeli che han­no fatto il percorso della via “purgativa”, li­berando la propria vita cristiana anche dalle colpe o peccati veniali “volontari”, per non of­fendere più Gesù e non rattristare il Cuore della Madonna, si apre, subito dopo, il per­corso della via “illuminativa” che comporta un maggiore impegno di amore e di virtù nel combattere ed eliminare, dalla propria vita, anche i peccati veniali “semivolontari”.

La precedente tappa della “Via a Dio”, con il Cuore Immacolato, viene chiamata via “purgativa” perché si tratta di “purgare” la propria vita cristiana dai peccati veniali “volontari”, i quali sono macchie che spor­cano e oscurano l’anima. La seguente “Via a Dio”, con il Cuore Immacolato, invece, viene chiamata via “illuminativa” perché i peccati veniali “semivolontari” non oscurano l’anima, ma l’annebbiano e questa nebbia si dirada e scompare via via che i peccati veniali semivolontari diminuiscono e fini­scono, lasciando quindi lo spazio soltanto alla “luce” del Cuore Immacolato: l’anima, allora, diventa tutta luminosa.

Innamorato del Cuore Immacolato di Maria, il beato Gabriele M. Allegra scrive, infatti, che il Cuore Immacolato

«è luce, l’amabile luce che mi illumi­na il sentiero che devo percorrere per giungere alla casa del Padre; non solo: esso è ancora una sorgente di inesauribi­ le gioia, e la gioia è già mezza santità».

Con la luce del Cuore Immacolato, quin­di, inizia il lavoro più importante per la vita spirituale, che è quello di realizzare nell’uomo la “conformità a Gesù”, cercando di arrivare a sentire nel cuore quanto sentiva il Cuore di Gesù (cf Fil 2,5), come ha scritto san Paolo. Tale lavoro costituisce, appunto, l’opera della Santissima Madre di Gesù e Madre nostra, che è la vera “Illuminatrice” (“Illuminatrix”), come la chiama san Bonaventura, la sublime specialista nell’operare la conformazione dell’anima a Gesù Amore, aiutando l’anima a liberarsi anche dai piccoli dispiaceri che si danno a Gesù e al Cuore della Mamma con i peccati veniali “semivolontari”.

Splendida, al riguardo, è la supplica ar­ dente di sant’Antonio M. Claret che dice:

«Io sono come una freccia posta nelle vostre potenti mani: lanciatemi, Madre mia, lanciatemi con tutta la forza del vostro potente braccio con­tro il principe di questo mondo che ha fatto alleanza con la carne. La vittoria sarà vostra, o Madre mia».

È l’esercizio della pratica delle virtù eroiche che, con la guida e l’aiuto del Cuo­re Immacolato di Maria, porta l’anima alla “conformità a Gesù”, imitando alla perfezio­ne la sua obbedienza alla volontà di Dio, la sua carità e umiltà, il suo sacrificio fino all’immolazione totale sulla Croce.

 

“La Madre del bell’Amore”…

«L’esperienza di molti santi – scri­ ve infatti il beato Gabriele M. Allegra – dimostra come in questo periodo di con­formazione dell’anima con Cristo, la Ma­dre Immacolata compie nei cuori generosi quello che la divina Scrittura annunzia della Sapienza increata e che la Chiesa applica a Maria: “Io sono la Madre del bell’Amore e del timore, della cogni­zione e della santa speranza. In me è ogni grazia di via e di verità, in me ogni speranza di vita e di virtù” (Sir 24,18)».

Guardare e affidarsi completamente al Cuore Immacolato per santificarsi signifi­ca concretamente mettersi all’opera per l’acquisto delle virtù cristiane eroiche:

 

  • ­  la preghiera eroica nella consolazione come nell’aridità;
  • ­  la penitenza eroica nel poco come nel molto soffrire;
  • ­  la purezza eroica dell’anima e del corpo contro ogni tentazione;
  • ­  tutto alla scuola dei Pastorelli di Fatima, i discepoli prediletti del Cuore Immacolato di Maria Santissima, la Madre “Illumi­natrice”.

    Proprio ai tre Pastorelli di Fatima, infatti, la Madonna, da vera “Illuminatrice”, fece una lezione materna di perfezione del­la vita cristiana di amore divino vissuto in preghiera e penitenza, insegnando a loro, in particolare, le tre forme della penitenza da praticare in tutto e per tutto, come già riportato anche in una pagina precedente:

    ­

  • la penitenza del compimento esatto dei propri doveri di stato durante il giorno;
  • la penitenza dell’accettazione serena di sofferenze, malattie, dispiaceri dal­ l’esterno;
  • la penitenza volontaria della ricerca di qualche sacrificio personale da offrire.

    E noi sappiamo che fu davvero splen­dida la corrispondenza dei tre Pastorelli di Fatima, cresciuti dalla Madonna come veri figlioletti, capaci di mettere in pratica le virtù eroiche, menando generosissima­mente un vita angelica di amore ardente a Dio Uno e Trino, alla Santissima Eucari­stia, al Cuore Immacolato di Maria, a cui offrivano tutte le loro penitenze e sacrifici volontari per salvare le anime dalla perdi­zione nell’inferno eterno.

    L’inferno c’è: credere a Gesù e a Fatima…

    Pensando alla condizione pietosa in cui si è ridotta oggi l’umanità, la scuola di vita cristiana così angelica dei tre Pastorel­li di Fatima, cresciuti e formati dal Cuore Immacolato di Maria, potrebbe e dovrebbe servirci per vergognarci e smuoverci, final­mente, dalla nostra mediocrità di cristiani così accidiosi e sporchi…

Con parole forti e audaci, ecco come si pronuncia il beato Gabriele M. Allegra (che era allora ignaro delle orrende immo­ralità e delle più immonde depravazioni “contronatura”, diventate oggi legge di Stato anticristiano: aborto, divorzio, adul­terio, omosessualità, lesbismo, pedofilia…).

Oggi, scriveva il beato Allegra, «l’as­salto dell’erotismo, della sozza pornografia, di una moda che intossica e avvelena… esige che noi viviamo uniti a Maria, anzi inclusi dentro il suo Cuore Immacolato, altrimenti si ruzzola, si precipita nel fango…

Attenti, cristiani… vi supplico, ascol­tate la parola di tanti santi confermata dall’esperienza: si perde l’anima, cioè si va all’inferno o per la disonestà dei costumi, o anche per altri peccati, ma quasi sempre insieme con la lussuria…

La Madonna, a Fatima, ai suoi tre piccoli veggenti mostrò l’inferno! E se an­che non si volesse prestare fede a questa rivelazione, si deve prestar fede a Gesù che parla dell’inferno, e tante volte, nel suo Vangelo».

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