Il coraggio della verità

vaticano_640La persecuzione contro la Chiesa è stata, più o meno, una caratteristica che ha accompagnato attraverso i secoli l’Istituzione voluta da Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Si è trattato, però, di forze agenti dall’esterno che hanno vomitato il loro furore diabolico contro di essa. C’è però anche una persecuzione più devastante, ed è quella che trae origine dall’interno della Chiesa stessa.

La massoneria ha compreso che tutti gli sforzi compiuti per abbatterla dall’esterno non sarebbero stati vincenti; occorreva penetrare nel suo interno, occorreva corromperla. È così che ha fatto e, con astuzia diabolica, a giudicare dagli eventi, sembra esserci in parte riuscita.

Considerazioni e conclusioni audaci? Non credo. Sono gli stessi Pontefici ad annunciarlo. La famosa frase del novello San Paolo VI: “Il fumo di satana è entrato in Vaticano”, riecheggia, in modo vigoroso, nel pensiero di coloro a cui sta a cuore il bene della Chiesa, perché essa nasce dal sacrificio di Cristo con il compito di trasmettere fedelmente i suoi insegnamenti.

images-9E l’11 maggio del 2010, mentre Papa Ratzinger si trovava in aereo, diretto a Fatima, confidò ai giornalisti: “Il Signore ci ha detto che la Chiesa sarebbe stata sempre sofferente, in modi diversi, fino alla fine del mondo. […] Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire (in questo terzo segreto del messaggio di Fatima), vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa.”

Parliamo di una corruzione che la sta gettando, con sempre più caparbietà e ostinazione, in una crisi profonda. Se la Chiesa è in crisi, la società è in crisi, l’uomo è in crisi, tutto è in crisi, perché niente è più orientato dagli insegnamenti di Cristo. È ancora Papa Ratzinger che, nel 2012, ebbe a dire: “… la crisi spirituale che sta colpendo l’Occidente è la più grave dalla caduta dell’Impero Romano, occorsa verso la fine del V secolo. La luce del cristianesimo sta spegnendosi in tutto l’Occidente”.

La prima domanda da porci, allora, è se anche i laici, che si riconoscono nell’obbedienza agli insegnamenti di Cristo, possono intervenire nel dibattito sull’attuale situazione di crisi.

La risposta non può che essere affermativa dal momento che il depositum fidei coinvolge anche il popolo di Dio, che dev’essere in comunione con i suoi Pastori, i suoi Pastori con il Papa e il Papa in comunione con la Tradizione Apostolica. Ma l’intervento dei laici può giungere fino al punto da mettere in discussione il magistero del Papa? In linea di principio no, ma se il magistero di sempre è contraddetto dal magistero di oggi, una delle due: o è sbagliato uno, o è sbagliato l’altro. Due contraddittorie non possono essere entrambe vere, né entrambe false. E siccome il magistero di sempre è infallibile – come insegna la Lumen Gentium 25 e il Motu Proprio Ad tuendam fidem -, date le premesse, deve essere necessariamente errato il magistero di oggi. Ma il magistero, quando è errato, non è più magistero, perché perde la prerogativa di insegnare con autorità, in quanto nessuno deve obbedire all’errore. Non si tratterebbe, perciò, di mettere in discussione il magistero, ma di distinguere all’interno di un documento magisteriale, ciò che è veramente magistero e ciò che non lo è.

Fine prima parte 

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