Vita di san Crispino. Abbandono alla divina volontà

aabf43ae5b0d4164b3b96dbc1d8c2130San Crispino quando da bambino ebbe terminato il corso di grammatica, i parenti, ritennero la carriera degli altri studi sarebbe stata ben lunga e non tanto a proposito per la condizione economica del fanciullo, risolsero allora d’impiegarlo in qualche mestiere, cosi che cresciuto in età avrebbe potuto procacciarsi come vivere secondo il suo stato. Siccome lo zio paterno era calzolaio, fu determinato di fargli apprendere quell’arte sotto la direzione dello zio. Il buon fanciullo seguì con tutta rassegnazione, e ilarità la scelta fatta dai suoi parenti, e prese ad esercitare quell’arte con tanta diligenza, e docilità, che lo zio gli era affezionato oltre ogni credere; anzi per animarlo ancora di più, ogni sabato gli regalava qualche moneta, cosi da potersi comprare qualche cosa di suo piacimento nella domenica seguente. Ma il giovanetto invece di soddisfare la sua bocca, correva in piazza con quel denaro a comprare i fiori più vaghi, e diceva ai venditori: pagatevi pure, ma i fiori hanno da essere i più belli che abbiate, perché io ho un obbligo di presentarli ad una gran Signora. Egli poi con quei fiori in mano se ne andava alla chiesa della B. Vergine Maria, e pregava ì sagrestani a voler collocare quei fiori innanzi all’immagine di Maria. Quindi tutto contento cominciava a servire le S. Messe in quegli altari con tanta compostezza, e raccoglimento, che spirava santità.

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