Vita di san Crispino da Viterbo. Presenza divina

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San. Crispino era così pieno di Dio che non sapeva operare cosa alcuna che non fosse diretta a Dio, non sapeva parlare che di Dio, non sapeva amare che Dio, non sapeva sperare che in Dio, non sapeva volere, che quello che voleva Iddio. Imperturbabile ad ogni evento, tutto attribuiva alla divina volontà, alla quale in tutto, e per tutto si uniformò sempre con allegria e diletto. Prova della uniformità sua al divino volere erano diversi detti a lui familiari, dei quali si serviva a secondo delle occasioni. Se era oppresso da qualche travaglio si valeva del motto del Serafico Padre San Francesco “E’ tanto il bene che mi aspetto che ogni pena mi diletto”. Se parlava delle questue, o di altre necessità, diceva con gran fiducia “La divina provvidenza più di noi assai ci pensa”. Se ragionava con negozianti li ammoniva con dir loro: che Dio vede il contratto e la mercede.

Se era stanco per viaggi, o altre fatiche, indirizzava gli occhi al cielo, dicendo: mio Gesù Cristo fate che in questa fatica io non abbia altro fine che voi.

Altre volte come trasportato da un eccesso di spirito diceva: chi non ama Iddio e matto. Quando vedeva seppellire i morti diceva: la sepoltura e una scuola da far mettere giudizio a quanti pazzi si attaccano al mondo e non a Dio.

E siccome altro non desiderava che sciogliersi presto da questa vita e unirsi a Dio, così contandone quasi i giorni soleva dire frequentemente: ogni giorno ne passa uno, ovvero, ogni giorno ve né uno di meno.

Non avendo altro oggetto, che Dio nessuna altra cura si diede che di piacere a Lui, e di osservarne colla massima scrupolosità i precetti. Non il timore degli uomini i, non i danni temporali, non la morte medesima poteva ritrarlo dalla perfetta osservanza dei divini comandamenti. Anzi non contento di adempirli egli stesso, fu sempre sollecito perché nessuno violasse la santa legge, né poteva soffrire cosa, che si opponesse all’onore di Dio. Se vedeva qualcuno mancare di rispetto alle chiese, egli trasportato da un santo zelò non poteva non ammonirlo. Se veniva a conoscenza di qualche offesa di Dio egli penetrato da un vivo dolore faceva di tutto per impedirla e non potendolo, ne faceva lui penitenza, pregando il Signore per il perdono. Se udiva qualche bestemmia, tutto acceso nel volto prendeva a redarguire il colpevole con tale vivezza e coraggio, che molti atterriti non caddero più in simili eccessi, e altri che non vollero, approfittare degli avvisi di San. Crispino, furono puniti da Dio con la morte.

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