Vita di san Crispino da Viterbo. Carità eroica

L’eroica sua carità prendeva nutrimento e aumentava sempre più con l’uso dei sacramenti. San Crispino fu esattissimo osservatore nei suoi 57 anni di vita religiosa del sacramento della confessione e benché fosse scevro di ogni macchia, pure non mancò mai di premettere all’eucaristia la confessione sacramentale almeno delle colpe passate, benché leggere. Prima di confessarsi soleva prorompere in pianto accompagnato da profondi sospiri e singhiozzi e si accostava al Tribunale, della penitenza con tanto tremore, umiltà, e compunzione, come sé fosse stato il più gran peccatore della terra. Eppure tutti quelli, che ne ascoltarono le confessioni, hanno unanimemente deposto di non aver trovata Lui materia atta all’assoluzione. Anzi il padre Gabriele d’Ischia, uno dei suoi confessori dichiarò che mentre si inginocchiava davanti a lui per confessarsi, gli apparve cosi risplendente e bello, che non sembrava uomo terreno, ma una creatura celeste. N’è solamente purificava se stesso con il sacramento della penitenza, ma eccitava ancor gli altri alla medesima pratica e specialmente gli infermi, ai quali prima di ogni altra cosa insinuava di confessarsi, e a tutti coloro ai quali poteva temere con ragione, che fossero in peccato. Ma sé con tanto fervore e assiduità egli pregava e con tanta umiltà e dolore si apparecchiava al sacramento della penitenza, chi potrà dire 1’ardore e i trasporti, 1’estasi amorose, colle quali si accostava alla Santissima Eucaristia, nella quale si univa al sommo suo bene? Ritirandosi in qualche angolo della Chiesa o del coro si preparava ore prima al grande mistero, e tutto con- centrato in se stesso pareva, non avesse niente più in comune con gli uomini, ma solo con Dio. Gli ardevano gli occhi, s’infocava il volto e il petto gli si muoveva a guisa di mantice. Quando si accostava a ricevere il Pane celeste sembrava più Angelo che uomo. Più volte si vide tutto rilucente di soprannaturali splendori e più volte sollevarsi da terra, oltre due braccia e rimanere così sospeso nell’aria e siccome spogliandosi in certo modo del corpo e divenire tutto spirito, il Signore lo ammise più volte alla partecipazione delle cose celesti con fargli, udire talvolta le melodie degli Angeli1 e anche vedere il Bambino Gesù sotto le specie eucaristiche. Non deve dunque far meraviglia, se con tanta avidità e con tanto trasporto di gioia egli anelava alla santa Comunione. Quando egli era fatto partecipe della presenza divina, appariva più agile e più brillante del consueto, pareva che non sentisse fatica, e si caricava di pesi enormi con somma allegrezza. Se poi era giorno di festa, passava tutta la giornata in Chiesa assorto nella contemplazione e nelle più fervide orazioni di rendimento di grazie.

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