Vita di san Crispino da Viterbo. Devozione mariana

crispinodaviterboAlla contemplazione e alla meditazione San Crispino aggiungeva ancora molte altre orazioni vocali. Diceva quotidianamente l’ufficio della Santa Croce e alle cinque piaghe di Gesù Cristo e ancora quello della Santa Vergine. Oltre a questi, e ai Pater Noster prescritti dalla regola recitava ogni giorno diverse preghiere in onore della Madre di Dio e dei Santi suoi avvocati, aggiungendone ancora molte altre secondo le festività. In nessuna altra devozione si segnalò maggiormente quanto in quella di Maria Vergine. A Lei continuamente indirizzava giaculatorie e preghiere, essa invocava in ogni sinistro evento, di Lei sempre ragionava con tanta tenerezza e diletto, che nei paesi, ove talora pernottava, passava sovente le notti parlando dell’eccellenza di Maria, senza dormire, e se taluno si meravigliava di come non si saziasse mai di parlare della Vergine Maria, egli rispondeva: De dilecta nunquam satis.

In tutte le case dove si recava per questuare e in tutti monasteri e in tutte le adunanze, egli accendeva gli animi alla venerazione di Maria Vergine e ne promuoveva con tanto zelo e sollecitudine la devozione che era chiamato comunemente l’Apostolo della Madonna. Se per via si imbatteva in qualche immagine della medesima, fermava subito il passo, e recitava delle preghiere.   Se nei dormitori dei conventi si recitavano le Litanie, egli correva per primo, se udiva soltanto nominarla, si accendeva nel volto, e chinando il capo la salutava devotamente. Si era fatto dipingere una piccola effigie di Maria con il suo Divino Figlio in braccio, e ogni sera sì tratteneva più ore nell’ angusta sua cella contemplando immobile, e quasi rapito in una dolcissima estasi quella devota immagine. Dopo aver dato sfogo, alle sue tenerezze accendeva delle candele è chiamato il compagno con altri pii religiosi recitava innanzi a quella immagine le Litanie, e altre preghiere con tanto fervore, che tutti restano ammirati nel guardarlo. Aveva anche appreso diversi titoli, con i quali si onora e si distingue la Madre di Dio, e di questi ne faceva uso a secondo delle opportunità. Se egli si considerava come peccatore la chiamava: il suo rifugio; se infermo: la sua salute; se afflitto: la sua consolazione; se bisognoso: la sua ricchezza; e in ogni occorrenza la chiamava: la sua grande protettrice. Fra questi titoli per altro il più familiare, è frequente era quello di Madre. Quasi, ogni momento rivolto alla Vergine si udiva esclamare come un bambino verso la sua Genitrice: Ah Mamma mia, Mamma mia; e così seguito a chiamarla fino all’ultimo respiro della sua vita. Recitando poi il Vespero del ufficio della Madonna quando giungeva al versetto dell’inno: Monstra te esse Matrem, lo ripeteva, tante e tante volte che pareva non sapesse staccarselo dalle labbra.

Non contento di tutto ciò digiunava, tutti i sabati dell’anno, e tutte le vigilie delle festività di Maria Vergine in solo pane ed acqua e si preparava ad esse con preghiere e penitenze e con altre straordinarie mortificazioni. Tre poi erano le feste principali, alle quali si preparava in modo speciale, cioè l’Assunzione, l’Annunciazione e la Concezione, è a queste era sua costume premette tre particolari quaresime. Il primo di agosto cominciava quella dell’Assunta e poiché le altre due cadevano nella quaresima comune e nell’Avvento cercava di compensarle con un digiuno più rigido a pane ed acqua. Quando arrivava il giorno della festa esultava di gioia e accendeva dinnanzi all’immagine un gran numero di candele votive, ornava di fiori gli altari ed era tutto sollecito per il culto mariano. Poi si purificava con i santi Sacramenti, e rimaneva tutto estatico nella contemplazione di Dio e della Regina del cielo di cui pareva che ne godesse la conversazione. Era tanto l’amore, tanta la fiducia, che alla semplice

Invocazione di Lei che ottenne da Dio frequentissime grazie e miracoli. Per infervorarsi sempre più nel servizio divino S. Crispino non tralasciava nulla. Leggeva e meditava ogni giorno brevi capitoli dell’opera di Tommaso da Kempis o di altri asceti e quando si leggeva in refettorio la vita dei santi egli le ascoltava con particolare attenzione per imitarne gli esempi e progredire sempre più nelle virtù. Era ugualmente attendo nel sentire le prediche, le catechesi e i sermoni che ne riteneva a memoria non solo i sentimenti ma le stesse parole a tal punto che se qualcuno non era stato presente alla predica egli sapeva ripeterla da capo a fondo con tanta franchezza e trasporto che si rimaneva attoniti. In somma S. Crispino non trascuro mezzo, non lascio occasione e non fece cosa che non tendesse all’amor di Dio.

E veramente amò Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le sue forze. Non rallento mai in questo tenore di vita, anzi più avanzava negli anni tanto più avanzo nella virtù ed era ammirato da tutti come esempio di perfezione

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