Vita di san Crispino da Viterbo. Amore e difesa dei voti

monaco-di-spalleSan Crispino ebbe sempre impressi nella mente e nel cuore i suoi voti e talvolta parlandone rivolgeva sguardo al Crocefisso e benedicendolo diceva col più tenero affetto: Voi mio Signore voleste essere conficcato sopra una Croce penosissima con tre chiodi di ferro, e me vostro vile servo con tre chiodi d’oro per vostra misericordia mi voleste fermato nella dolce e soave Croce della Religione. E perché la memoria, dei tre voti professati si conservasse sempre viva e presente, fu egli solito di farne la rinnovazione in tutte le solennità principali dell’anno, sull’esempio dell’aquila che rinnovando le penne ringiovanisce e si rende più agile al volo. Per custodire poi meglio i suoi voti e non esser distratto nell’esercizio delle virtù procurò sempre per quanto poté, di sfuggire i lunghi viaggi i quali distolgono dalla via della spirito, e nei quali conviene di tralasciare le pratiche della comunità religiosa e scansò parimente di esser fatto compagno dei Predicatori, benché ne fosse frequentemente richiesto. Per lo stesso motivo si tenne anche lontano dalla patria e dai parenti, dicendo che nessuna cosa era tanto pregiudizievole a un religioso quanto il richiamare alla memoria le cose del secolo e dividere il cuore coi parenti, mentre con ciò si ritornava nel mondo senza avvedersene. Per mantenere il suo spirito unito al Signore, e sempre costante nella osservanza dei voti, San Crispino con eroica prudenza procurò di rimuovere gli ostacoli e di domare perpetuamente il suo corpo, affinché questo non si ribellasse allo spirito, e fosse d’ impedimento alla virtù. Tante furono le penitenze, li strazi, le austerità con le quali assoggettò, e afflisse continuamente la carne che senza un aiuto speciale non avrebbe certamente potuto effettuarle.

Usci dal noviziato cosi risoluto di mortificare il suo corpo, che subito richiese al Guardiano di poter andare a piedi scalzi cioè senza sandali ma considerando il Superiore la di lui gracilità, gli negò il permesso. A tale divieto il servo di Dio supplicò il suo Superiore a volergli almeno permettere di andare senza cappuccio e senz’altro riparo in testa; il che gli venne accordato.

Faceva dunque ribrezzo, e compassione veder San Crispino o vangare nell’Orto, o fare la questua, o viaggiare in ogni tempo per sole, per piogge, e per nevi sempre a capo scoperto e se taluno lo consigliava a coprirsi, egli rispondeva, che ogni suo male era nel cervello, e perciò conveniva di medicarlo or con il freddo, ora con il caldo eccessivo, secondo le occorrenze e che il nostro Signore Gesù Cristo sopra la croce non portò sul capo, che una corona di spine. Alle volte rivolgeva il parlare al suo corpo medesimo, e gli diceva: Senti or bene ciò che ti dico, fra me e te non ci sarà mai pace, perché tu sei troppo bestia ma io saprò domarti, e spronarti. Altre volte confabulando coi suoi compagni dei pericoli di questa vita, diceva loro, con grande effusione di cuore: Io per mia disgrazia due nemici implacabili e sono il demonio e il mio corpo, perché del mondo che è il terzo nemico già ne son fuori. lo però vado vincendo il demonio con il raccomandarmi a Dio e la Beata Vergine, e il mio corpo con il batterlo e maltrattarlo.

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