SUPER EX, I FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA, IL PAPA, LA MISERICORDIA. VE LA DO IO…

11 Luglio 2019 dal sito di Marco Tosatti

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, l’11 luglio 2013, eletto da pochi mesi, Bergoglio commissariava i Frati dell’Immacolata. Per un bilancio di questo commissariamento, a sei anni di distanza, ho ricevuto la seguente ricostruzione di Super Ex (ex di Movimento per la Vita, ex di Avvenire e di altra roba cattolica sparsa, ma, ancora, non ex cattolico). Un lettore mi ha invece inviato, sempre per celebrare la ricorrenza, e altre più recenti una vignetta, che ben si adatta alla bisogna. Buona lettura. 

ξ

 

Sono passati 6 anni dall’11 luglio 2013, data in cui inizia il commissariamento voluto dalla Congregazione dei Religiosi (CIVCSVA), guidata dal cardinale Braz De Aviz e dal segretario José Rodríguez Carballo, nei confronti dei Frati Francescani dell’Immacolata (FFI), eretti come Istituto di Diritto Diocesano nel 1990 e come Istituto di Diritto Pontificio nel 1998.

La decisione desta sconcerto in coloro che conoscono i frati in grigio e la loro fama di persone buone, semplici e devote.

Il commissariamento viene gestito con piglio virulento da padre Fidenzio Volpi e dal suo braccio destro, padre Alfonso Maria Bruno: un “pentito” che dopo aver assunto compiti dirigenziali, per anni, nella famiglia religiosa fondata da padre Stefano Manelli (i cui genitori sono “servi di Dio”), ha poi deciso di rivoltarsi contro il fondatore, accusandolo non di qualcosina (ché siam tutti peccatori e limitati) ma di ogni nefandezza possibile ed immaginabile.

Sei anni di commissariamento, si diceva: ma perchè? E con quali risultati?

Alla prima domanda è facile rispondere: le accuse sono numerose, più o meno terribili, ma di fatto nessuna dimostrerà di avere consistenza. Forse lo si sa già: infatti il pontefice regnante, in evidente discontinuità con i suoi predecessori, che hanno dimostrato di stimare molto padre Manelli, ha deciso ab initio che il processo non preveda, per gli accusati, la possibilità di ricorrere al Supremo tribunale della Segnatura apostolica. Segno evidente che si vuole un procedimento accelerato, senza  tutela alcuna per gli accusati: non c’è alcuna volontà di appianare eventuali problemi, quelli che ci possono sempre essere in una grande famiglia! No, la condanna dell’Istituto è già decisa a priori, mentre al fondatore, in verità, viene imputato tutto e niente (infatti non viene aperto nessun processo canonico formale contro di lui: perché non c’è nulla? Per  poterlo tenere sotto pressione ad infinitum?).

E con quali risultati?

L’anziano padre Manelli, quasi fosse un pericoloso criminale, è subito confinato nella Casa Mariana FFI di Casalucense (nei pressi di Cassino): gli viene proibito, nonostante gli ottant’anni, di spostarsi al di fuori di quella diocesi senza la personale autorizzazione del commissario Volpi, eccezion fatta per le cure mediche presso la clinica Villa Floria, a circa 30 km dal convento. Un sito anonimo, facente capo probabilmente a padre Bruno, lo definisce “una persona dalla vita doppia, immorale, narcisista e spietato”, “decadente e vergognoso fondatore”. Il fango viene gettato a piene mani, per mettere a tacere le tanti voci dubbiose che si levano ogni giorno. Bisogna anche mettere paura a quei laici che vorrebbero reagire, e che rimangono paralizzati dall’entità delle accuse: “e se fosse tutto vero?”.

Intanto, l’8 dicembre del 2013, con una celerità che ha dell’incredibile, il Commissario Volpi comunica sei provvedimenti volti ad annichilire l’Istituto. La data scelta per la gradevole decisione è, con notevole tatto e sensibilità, il giorno dell’Immacolata!

Tra questi provvedimenti la chiusura del seminario; la sospensione per un anno di ordinazioni diaconali e sacerdotali; l’obbligo per i candidati formandi di sottoscrivere umilianti atti di fede; la sospensione delle attività del Terz’Ordine Francescano dell’Immacolata; la nomina di una commissione economica; la proibizione a tutti i religiosi di collaborare con le pubblicazioni della Casa Mariana Editrice. Poco dopo, il 20 maggio 2014, scatta anche la Visita apostolica alle suore francescane dell’Immacolata!

Istitutum delendum est!

Lasciamo un attimo i poveri frati, divisi e smarriti, alcuni che tentano di cambiare ordine religioso, ma vengono braccati e bloccati, altri che abbandonano l’abito, vuoi per la delusione, vuoi per non essere additati al pubblico ludibrio come “nemici del papa”, “fanatici lefebvriani” ecc, e concentriamoci sulla sorte dei ben poco misericordiosi inquisitori.

Padre Fidenzio Volpi, soprannominato da qualcuno “il killer”, muore in seguito ad un ictus il 7 giugno del 2015, non prima di venire condannato da un tribunale italiano a risarcire i familiari di padre Manelli, da lui duramente diffamati.

Alla sua morte, la nipote, Lorendana Volpi, sostiene la tesi dell’assassinio dello zio, per mano di qualche malvagio frate dell’Immacolata armato di un caffè all’arsenico: il suo romanzesco opuscolo, scritto insieme a Mario Castellano, si intitola “Verità e giustizia per padre Fidenzio Volpi. Una oscura vicenda nel Pontificato di Papa Francesco”.

Ma mentre la colorita ipotesi, consegnata brevi manu a Bergoglio, non viene ritenuta credibile da ben due magistrati, la Volpi sarà prima costretta a ritrattare le pesantissime insinuazioni a danno di alcuni laici vicini all’Istituto, con una lettera di scuse pubblicata sui giornali “Il Mattino” e “Repubblica”, e finirà poi sotto precesso, nel marzo 2018, insieme al marito Mario Pianesi, il “guru della macrobiotica”, con l’accusa di essere parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, maltrattamenti, lesioni aggravate ed evasione fiscale.

Quanto a mons. José Rodríguez Carballo, nel 2014 viene toccato da un grosso scandalo: è stato Ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori negli anni in cui l’Ordine, come rivela la magistratura svizzera, ha investito milioni in società finite sotto inchiesta per traffici illeciti di armi e di droga ed è sull’orlo del fallimento!

Eppure, con questo passato, Carballo – che è nelle grazie di Bergoglio e che nella sua nuova veste ha firmato le nuove «Linee orientative» per l’amministrazione dei beni degli ordini religiosi!-, rimane segretario di quella Congregazione dei Religiosi che non si è accorta di nulla nel caso dell’Ordine travolto dallo scandalo, ma prosegue ad usare il pugno di ferro con gli innocenti Francescani dell’Immacolata!

Torniamo ora all’Istituto e alla sua paradossale e inaudita persecuzione.

Molti osservatori si chiedono come possa essere così forte l’avversione ideologica verso una delle poche realtà ricche di vocazioni; altri puntano il canocchiale anche sulle vicende economiche (Cherchez l’argent!).

Infatti il 27 dicembre 2014 l’avvocato Giuseppe Sarno, legale del Commissario Volpi per i FFI, chiede al Tribunale Civile di Benevento di emettere sentenza cautelativa secondo cui i beni immobili siano trasferiti dall’Associazione Missione del Cuore Immacolato di Maria (una delle 3 Associazioni di benefattori laici legati all’Istituto FFI) all’Istituto FFI diretto dal Commissario Volpi: si vogliono finalmente mettere le mani sui beni, inseguiti da tempo senza successo!

Ma questi sono delle suddette tre associazioni, in mano a dei laici che hanno il compito di amministrarli.

Si arriva quindi prima al sequestro dei beni, nella convinzione che essi siano di proprietà della Chiesa, come di solito è; poi, nel luglio del 2015, al dissequestro, imposto Tribunale del riesame di Avellino e confermato poi dalla Cassazione, con relativa restituzione ai laici benefattori.

Così La Stampa del 18/12/2015: “Il Tribunale del Riesame di Avellino aveva disposto il dissequestro dei beni, ordinando l’immediata restituzione degli stessi alla «Missione del Cuore Immacolato». Tra essi un immobile a Roma, nella zona di Boccea, del valore di 2 milioni e 300mila euro…”.

Il commissariamento non porta dunque a mettere le mani sui beni materiali dell’Istituto, sin dal principio tanto appetiti, e questo scatena ulteriori ritorsioni verso il padre fondatore.

Eppure il tempo è galantuomo, e questa volta, non potendo agire per via ecclesiastica, agisce attraverso la magistratura italiana: nel novembre 2016 è il Pubblico Ministero presso il Tribunale di Avellino ad archiviare l’ennesima terrificante accusa nei confronti del fondatore dei FFI.

Padre Manelli oltrepassa indenne processi e tormente, ma ad oggi, all’età di 86 anni, non ha ancora avuto la possibilità di incontrare personalmente Bergoglio, quantomeno per spiegare il suo punto di vista e quello degli oltre 350 frati e delle centinaia di suore che lo hanno seguito nel corso degli anni. Foss’anche per chiedere perdono? No, è un intoccabile, nel senso di paria!

E questo nonostante il Giubileo della misericordia, il costante invito al dialogo e al perdono, l’atteggiamento indulgentissimo manifestato verso personalità colpevoli di reati gravi, come il vescovo argentino monsignor Zanchetta, e nonostante le tante intercessioni da parte di prelati e persino di cardinali. Uno tra tutti: il cardinal Franc Rodé, già Prefetto della Congregazione dei Religiosi, prima di Braz de Aviz, dal 2004 al 2011.

Poco dopo il commissariamento anche lui si reca a santa Marta, per testimoniare a favore dei FFI, che ben conosce da tanti anni. Ma inutilmente. In questi casi Bergoglio o non risponde, come con i cardinali dei Dubia, o dice che penserà alla cosa, ben sapendo che è solo un modo di dire, come ha fatto più volte con il cardinal Zen sulla questione cinese!

In conclusione: la distruzione del carisma dei FFI era già stata decisa, senza sentire la controparte, né la difesa. Con buona pace dei religiosi, e della loro fiducia, che per forza soprannaturale in molti non è venuta meno, in Santa Madre Chiesa!

ξ


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