Visitare i carcerati e gli infermi

Fig.7I poveri carcerati non avevano altro avvocato e rifugio San Crispino. Egli si recava ogni giorno alle carceri, e dispensava ad alcuni elemosine, ad altri alimenti, ad altri li consolava con la speranza di una prossima liberazione, ad altri li esortava al ravvedimento, ed infine a tutti recava conforto. Era continuamente in casa dei governatori con le suppliche dei carcerati, affinché quanto più prestò potevano i medesimi essere liberati dalle prigioni. Se erano detenuti per debiti egli ne procurava la soddisfazione, se per delitti egli raccomandava la più pronta espiazione delle cause, se meri sospetti egli si affaticava di far constare la loro innocenza. Si era anche accattivato l’animo delle guardie i quali esortava ad usare carità nelle catture, e a trattare benignamente i prigionieri. Ed era tanto il concetto che essi avevano di San Crispino che eseguivano attentamene i suoi consigli. Spiccò la sua carità in modo particolare verso gli infermi dai quali era chiamato continuamente. Questo solo uffizio di carità avrebbe potuto interamente occuparlo eppure egli sapeva trovare il modo di dividersi per altre opere di carità, nelle quali si esercitò sempre in maniera tale che sembrava un prodigio, come potesse supplire a tutte. Caravaggio_-_Sette_opere_di_Misericordia_(1607,_Naples)Era cosa troppo edificante il vedere San Crispino non solo nella sua giovinezza ma anche Ottuagenario, storpio con la podagra, chiragra e con reumatismi andare girando con pioggia e tra fango, con freddo e con il caldo più cocente per visitare gli infermi di qualunque condizione essi fossero, a secondo di quanto gli era imposto dal superiore. Giunto alla casa dell’infermo tutti gli si affollavano intorno come ad un Angelo del Paradiso; ed egli consolava tutti con i suoi detti tano devoti e salutari quando piacevoli e giocondi. Quindi rivolto all’infermo lo ammoniva dolcemente a rassegnarsi alla divina volontà e a munirsi dei santissimi Sacramenti e a disporre prima le cose dell’anima e poi le temporali. A molti impetrava da Dio sanità ad altri invece annunziava il perdurare della malattia ad altri l’avvicinarsi della morte, esortandoli a prepararsi con tutto il fervore dello spirito al grande passaggio. Egli stesso li assisteva con tutta sollecitudine, suggeriva loro dei pii sentimenti, pregava incessantemente per essi e dava loro ancora aiuto nelle urgenze del corpo e partiva lasciando sempre l’infermo in una quiete e conforto inesplicabile e gli astanti colmi di contentezza.

Questo era il tenore di vita, che san Crispino mantenne sempre finché visse fra i Cappuccini in ordine al prossimo. Meritatamente egli era chiamato da tutti il padre dei poveri, rifugio degli oppressi e il buon missionario. Seppe unire ad una sensata prudenza la più rara semplicità non fu mai trovata menzogna o dolo nella sua bocca, rese a tutti con eroica giustizia ciò che era loro, ai superiori l’ossequio e la obbedienza, ai benefattori la gratitudine; fu discretissimo con i compagni affabile e liberale verso tutti, adoperando tutte le forze sue a beneficio del prossimo, anche con suo gravissimo incomodo, e detrimento. E in questa sua inalterabi1e condotta non solo San Crispino non rallentò giammai, ma avanzò sempre più fino alla morte, tanto che si può dire che fu veramente uno specchio di santità tanto in ordine a Dio che al prossimo suo.

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