Amore fraterno

San Crispino dopo la sua professione ricevete la lettera del Padre Provinciale, che lo destinava di famiglia nel convento di Tolfa, distante da Bagnaia circa trenta miglia. Preso dunque congedo, con sentimenti della più profonda umiltà, e di amore fraterno si accinse al viaggio in compagnia di un Sacerdote il quale doveva· entrare nel servizio delle galee pontificie, stando al Breve spedito dalla santa memoria d’ Innocenzo XI, che ne deputava come Cappellani i Padri Cappuccini. Pativa questo religioso mi molti incomodi di salute e prese quell’impiego sperando di ricevere qualche beneficio dall’aria marina. Ma appena trascorsi cinque o sei miglia di viaggio venne sorpreso da varie affezioni ipocondriache e comincio a fare molte stranezze. San Crispino fu costretto ad andare in fretta per i casali e i campi vicini per procurargli un cavallo per ricondurlo a Viterbo, ma si come era la stagione delle messi le bestie erano tutte occupate nel trasporto del grano e nella trebbiatura per cui era ben difficile trovarne qualcuna. Ma cosa fece San Crispino?

istock-966784256Si mise a percorrere tutte quelle campagne a piedi scalzi fra sterpi e sassi, arso dal sole, e tutto ansante con le gambe e i piedi che stillavano sangue da ogni parte per le ferite che gli procuravano le schegge e le spine per le quali passava ed estenuato per non aver preso alcun cibo e bagnato di sudore correva e pregava e non trovando altro che rifiuti si dirigeva smanioso ad altra parte, affinché tanto fece, che mosse un buon contadino a venire col il suo cavallo e poggiato sopra il compagno Sacerdote prese lui stesso le guida del cavallo e condusse con tutta cautela quel religioso nell’infermeria. Qui dopo aver affettuosamente ringraziato il contadino prese a consolare, e ad assistere l’ infermo con tanta premura e con si dolci maniere che ne restò cosi sorpreso, che per tutto il tempo che visse, fece sempre menzione di quel fatto e anzi soleva proporlo agli altri religiosi come un esempio mirabile di fraterna carità. Riprese poi il suo cammino alla volta della Tolfa insieme ad altri due religiosi. Ricorreva in quel giorno la vigilia di San. Giacomo Apostolo e San. Crispino si era proposto di digiunare a pane e acqua e non contento di ciò volle continuarlo anche per il giorno seguente come viglia della festività di S. Anna e nonostante l’asprezza del viaggio e l’insistenza dei confratelli di bere almeno un po’ di vino, ma per quanto lo pregassero non ci fu verso di farglielo bere. Stanco del viaggio ed estenuato dal doppio viaggio giunse al convento della Tolfa mentre i frati facevano la disciplina ed egli subito si dispose a flagellarsi e non contento di non averla potuta fare il giorno prima perché in viaggio volle supplire battendosi aspramente per ben due volte. Egli aveva come massima: non lasciare le penitenze comuni per le sue particolari penitenze.

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