Ci vorrebbe san Crispino

A Tolfa, una cittadina in provincia di Roma, in tempo di epidemie, ecco cosa accadeva.

Era travagliata la Tolfa da una grande epidemia, che faceva strage degli abitanti, e fra gli altri ne fu gravemente attaccata una rispettabile vedova chiamata Galliana, una delle primarie benefattrici del Convento. Essa, nel frequentare la Chiesa dei cappuccini si era già formato un alto concetto della santità di San Crispino, fece pregare il padre Guardiano, che si compiacesse mandarle il buon laico. Andò questi costretto dall’obbedienza ma non senza rammarico dell’animo suo penetrato al tempo stesso da un vivo dolore per dover fare un atto contrario alla sua profonda umiltà e riservatezza; giunto in compagnia di un altro religioso alla casa dell’inferma, la confortò pienamente esortandola a rassegnarsi alla divina volontà. Ma non contenta la donna delle parole volle che San Crispino le segnasse il capo con la medaglia della sua corona, dove era impressa l’immagine della Beatissima Vergine. La segnò devotamente e l’inferma recuperò immediatamente la sanità. La voce di questa prodigiosa guarigione si sparse subito per tutta la Tolfa, tanto che tutti gli infermi volevano essere segnati da San Crispino e questi era obbligato dal Superiore a doversi prestare alle continue istanze del popolo. Senza numero furono le guarigioni che Dio operò per mezzo del servo suo. Fra le altre ci fu quella del padre maestro Celli, agostiniano insigne teologo e predicatore, che fu assalito dal morbo epidemico e la febbre era così ardente, e continua, che non lasciava più speranza di vita. Riuscendo vani tutti i rimedi, mandò a chiamare San Crispino il quale per la sua umiltà non voleva recarvisi in alcun modo, dicendo essere cosa indecente che un laico cuciniere segnasse un gran predicatore e maestro; ci volle solo un espresso precetto di ubbidienza, perché ci andasse. L’umiltà pertanto dovete cedere all’ubbidienza, donde portatosi a visitare l’infermo prima lo consolò, con varie ed opportune riflessioni, quindi esortatolo a raccomandarsi con viva fiducia all’intercessione della gran Madre di Dio, lo segno con la sua medaglia non già in fronte per riverenza del Sacerdozio, ma bensì nel petto. Appena segnato l’infermo (cosa mirabile!) si sentì ben presto liberato dal mal e in due giorni si alzo dal letto interamente ristabilito, cosa che non poteva accadere naturalmente, come asserirono due medici, che ne rimasero altamente sorpresi. Più ancora portentoso fu il fatto che accadde alla persona del Governatore ossia Direttore delle Allumiere. Fu attaccato egli dalle febbri correnti, ed essendo già spedito dai medici, mandò a pregare il guardiano dei cappuccini perché gli mandasse San Crispino, il superiore che riceveva dal quel Governatore delle considerevoli elemosine per il convento non poté non ottemperare alla richiesta, onde obbligò San Crispino ad andare. Ubbidì prontamente il servo di Dio e siccome gli era stato detto che il soggetto era in cattiva fama di onestà, come pure di poca giustizia in ordine ai lavoranti; così entrato San Crispino nella stanza del moribondo senza far complimenti disse: Signor Governatore ella desidera di guarire per intercessione della Beatissima Vergine ma chi offende il figlio, disgusta la Madre. Chi vuol grazie dalla Madre di Dio conviene che ne sia devoto e la sua vera devozione in questo principalmente consiste nel non offendere il suo Divino Figlio. A queste parole l’infermo si diede in un pianto a dirotto e   poi fatto  un vero proposito  di emendarsi e  di mutare a qualunque  costo condotta,  si fece segnare   da San Crispino,  e in quell’istante medesimo  svanì la febbre e recuperò all’istante la sanità. Al  proposito  poi ben corrispose l’effetto, mentre per l’avvenire visse in maniera,   che fu a tutti un perfetto esemplare di castità e di giustizia.

 

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