Donazione senza Sosta

 

L impiego assegnato a San Crispino nel convento di Monterotondo fu la coltivazione dell’orto, ma siccome gli altri laici ivi destinati tardarono a giungere e il solo che vi era per varie infermità non poteva attendervi, così convenne al Servo di Dio per qualche tempo di supplire a tutti gli uffici senza un momento di riposo. L’orto, la cucina, la questa e tutte le altre incombenze furono date a lui; e se qualcuno mostrava compassione, egli tutto allegro diceva, il paradiso non è fatto per i poltroni, detto a lui familiare e che aveva imparato nel leggere la vita di san Filippo Neri. Il più scabroso per altro di tutti gli uffici era quel della cerca, dovendo egli questuare in un paese, di cui non aveva cognizione e non sapendo a chi doversi specialmente dirigere, andava con tutta sottomissione, mendicando di porta in porta. Una delle famiglie più agiate di Monterotondo aveva intentata una lite contro il convento dei cappuccini sopra i confini di una vigna, ch’era situata difronte al convento e per tal motivo non facevano più alcuna elemosina. Nulla sapendo di tal lite San Crispino picchiò alla porta di quella famiglia e sebbene la medesima fosse male animata contro i cappuccini, tuttavia scorgendo la singolare umiltà, e compostezza di San Crispino, non solo gli diedero un abbondante elemosina, ma inoltre gli fecero intendere, che di buon grado lo avrebbero soccorso in qualunque altra necessità. L’ Arciprete della Collegiata non contento di dargli molti aiuti, volle contrarre con il medesimo una stretta amicizia. Tutti correvano a gara non solo per fargli elemosina ma ancora per baciargli l’abito, e raccomandarsi alle sue orazioni. In poco tempo che esercitò l’impiego di questuante raccolse assai più di quello, che facevano gli altri in più mesi, quantunque fosse egli diviso in tante altre incombenze. Lavorava di giorno e di notte, perché nulla mancasse e ciò che più recava ammirazione era che fra tante sue fatiche e sollecitudini non manco mai alle sue solite preghiere e penitenze. Il Padre Venanzio da Quercino, che lo dirigeva compassionandolo altamente non meno nelle fatiche che nei frequenti digiuni, lo esortava più volte a mitigare il rigore, ma San Crispino soleva sempre rispondergli: Padre Venanzio, io vi dico in confidenza che Iddio, la Vergine e il Padre san Francesco mi danno più sanità e forze, che io non merito; dunque e segno, che vogliono che io fatichi e faccia penitenza dei miei peccati; ed un altra volta gli disse: fra tutti io sono il maggior peccatore, però più di tutti io debbo far penitenza e faticare. Giunse frattanto tutta la famiglia, che era destinata al servizio di quel convento; e allora sciolto San Crispino dagli altri uffizi fu solamente impiegato alla coltivazione dell’orto. La prima cura, che egli si prese, fu di costruire in un luogo più appartato dell’orto una piccola capanna composta di frasche , e di vecchie stuoie, ove collocò l’immagine della Santissima Vergine. Alcuni religiosi gli dicevano, che arrivando l’inverno, quella capanna non poteva mai reggere all’ urto dei venti e delle piogge, ma San Crispino rispondeva loro con tutta fermezza: Che piogge? che venti? che temporali? prima andrà a terra e si vedrà spianata la montagna di S. Oreste o quella della Mosca che questa capanna da me alzata alla mia Madonna , che comanda al vento , all’aria e a tutto il cielo . A suoi detti corrispose mirabilmente 1’evento, giacché sebbene alcune notti si scatenassero dei violentissimi temporali, e soffiassero venti così impetuosi, che sradicavano gli alberi di quel bosco, tuttavia la capanna di San Crispino, restò sempre salda, e immobile, come uno scoglio in mezzo alle tempeste del mare, con gran meraviglia di tutti. Questa gli serviva come di capanna per farle sue orazioni, e innanzi all’ effigie della Beatissima Vergine non solo spargeva erbe e fiori ma anche talvolta degli avanzi di varie semenze per allettare gli uccelli a concorrervi col loro canto, per far festa intorno all’immagine della Regina del Cielo. Nella solitudine di quell’orto, egli trovava la sua tranquillità. Indefesso nel suo lavoro, lo faceva allegramente e sempre a capo scoperto, e di mattina sempre digiuno. Oltre agli erbaggi, che somministrava ogni giorno al cuoco per uso dei religiosi, prese licenza dal padre guardiano di potervene aggiungere una porzione per i poveri, che si portavano al Convento; e specialmente nelle festività della santissima Vergine, nelle quali ne faceva distribuire in maggior copia.

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