Quid est caritas?

Un gruppo di transessuali di Torvaianica, nei pressi di Roma, ha chiesto a Papa Francesco un’aiuto, quasi certamente economico, poiché, a causa del Coronavirus, non avevano più clienti di strada che si rivolgevano a loro. L’aiuto di Papa Francesco non si è fatto attendere ed è stato loro prestato attraverso l’elemosiniere vaticano, cardinale Konrad Krajewski.

Il fatto desta una certa sorpresa e non tanto per l’aiuto economico in sé, quanto piuttosto perché il suo gesto, come altri gesti del suo pontificato, non è collocabile all’interno di un ben preciso quadro di riferimento, lasciando il significato ad un’ambigua interpretazione, come si è verificato già per il passato. Infatti, prendiamo per esempio quanto è accaduto nel 2015 quando ricevette in Vaticano una coppia di transessuali, precisamente, due donne, tra cui una lei riadattata in un lui, della quale il papa parlò come se fosse effettivamente un uomo. Sicuramente toccante il dramma umano di una persona che non accetta la sua sessualità, ma quando la carità dell’accoglienza, cede il posto alla carità della correzione? Poiché se la seconda non subentra alla prima, non si è neanche più in presenza della religione cristiana. Se il fine della religione non è portare al mondo la verità di Cristo, ma affiancamento solidale, una badante versione religiosa, allora dov’è l’obbedienza agli insegnamenti evangelici?

La dottrina cattolica reputa la “riassegnazione” di genere una violazione della volontà di Dio. Il cardinale Raymond Burke e il vescovo Atanasio Schneider, con altri vescovi, hanno scritto che la riassegnazione di genere è un “peccato grave”; è una “ribellione” contro la legge divina e naturale.“ L’assegnazione della sessualità di un essere umano, alla nascita, spetta solo a Dio e, quindi, rifiutare la propria sessualità è una ribellione contro la legge naturale e divina; è un grave peccato come si può ricavare dal Catechismo della Chiesa Cattolica.

Ora, in caso di azioni compiute direttamente o indirettamente con l’avallo di Papa Francesco, che assumono una rilevanza pubblica, si dovrebbe almeno avvertire l’opportunità del grave dovere morale di precisare i principi della dottrina cristiana, quantomeno per non dare agio ad interpretazioni ambigue. In mancanza, specie se recidiva,  sì è giustificati a pensare che sia stiano introducendo cambiamenti dottrinali? E negare l’evidenza semplicemente per un atteggiamento di supino clericalismo, sarebbe o no da disonesti e contro la stessa dottrina cristiana?

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