Ubbidienza Pronta

Il Padre Guardiano aveva spedito a Roma San Crispino, per accompagnare un altro religioso che ivi doveva recarsi. Giunti a Roma andarono entrambi a rassegnare la loro ubbidienza prima al padre guardiano poi al Provinciale  e mentre questi parlavano con i due religiosi, al Provinciale giunsero lettere, urgentissime, le quali annunziavano che i cappuccini di Bracciano erano quasi tutti caduti infermi per infezione d’ aria cagionata dagli scavi fatti per le nuove cartiere. Il Provinciale rimase molto angustiato a tale avviso, non avendo pronto soggetti da mandare in aiuto di quella famiglia religiosa. Comprendendo San Crispino il bisogno e l’angustia del Provinciale gli si offrì subito con grande allegrezza, dicendogli: Ecce ego mitte me; Padre Provinciale eccomi pronto, mandate pur me. Il Superiore  rimase edificato della prontezza e carità di San Crispino ma altrettanto era dubbioso di mandarlo  per non esporre il buon laico al pericolo della vita, onde rivolto al Servo di Dio disse che trattandosi di rischio di morte o di malattia egli non intendeva di forzare la volontà sua , ne di alcun altro. A questa parola di volontà il servo di Dio mostrò gran turbamento e sorpresa quindi umilmente  ma con effusione di cuore soggiunse: Padre Provinciale, che volontà! che volontà! Quando venni a farmi cappuccino io la mia volontà la lasciai a Viterbo: qui la volontà mia sarà sempre la volontà dei miei superiori: questo ho promesso nel fare il voto di obbedienza all’altare, e la promessa lo ho fatta in pubblico a Dio, alla Vergine e al Padre san Francesco e non vi ho messo patti e condizioni, o di malattie, o di morte, o di altra cosa. Quel che ho promesso senza patti; voglio pure attendere senza patti, vada pure la vita. Così disse San Crispino ed inginocchiatosi a piedi del Provinciale, lo prego che gli imponesse per santa ubbidienza il trasferimento a Bracciano per assistere quei religiosi infermi.  Risaputasi nel convento di Roma tale destinazione, i familiari di San Crispino procuravano di distoglierlo dal proposito, facendogli ben comprendere il rischio, al quale si esponeva ma il Beato più allegro che mai, rispondeva a tutti: Io vado a Bracciano in compagnia di un gran protomedico,  e mi son provveduto di un buon vaso di ottima triaca,  contro la mal aria. Interrogato poi della cosa: Il gran protomedico  che viene con me, rispondeva è il Padre San Francesco  e la buona triaca che io porto è la santa obbedienza. Era il mese di Luglio e non ostante 1’ardore del sole  egli s’incamminò alla volta di Bracciano, dove trovò quasi tutti quei religiosi febbricitanti. Egli prese ad assisterli, e di giorno e di notte con tanta carità  e sollecitudine che non fa tanto una Madre per i suoi bambini. Ne contento della cura corporale, pregava incessantemente il Signore  e la Beata Vergine per la loro salute, ed anche a questo effetto raddoppiò le sue penitenze. Il fatto fu, che per la buona assistenza di San Crispino e molto più per le di lui orazioni, tutti quei Religiosi in brevissimo tempo recuperarono pienamente la sanità; Egli poi sano  e robusto dopo tre mesi fece ritorno al Convento di Monterotondo.

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