La vita ha diritto di parola

sit-in-ProVitaRoma, 14 aprile 2018 Circa un centinaio di attivisti romani di ProVita «imbavagliati», hanno partecipato questa mattina al sit in contro la decisione dell’amministrazione Raggi di censurare la gigantografia che campeggiava sulla facciata di un palazzo (misurava 7 metri per 11), strappata dopo due soli giorni di regolare affissione in via Gregorio VII.

È stata una manifestazione compatta, silenziosa, organizzata in piazza Madonna di Loreto perché il Campidoglio non aveva concesso l’autorizzazione alla pacifica protesta davanti a Palazzo Senatorio, sede di rappresentanza del Comune. Vietata agli attivisti pure la piazzetta dell’Ara Coeli, antistante la scalinata. Il sindaco Raggi non voleva proprio vedere bavagli e cartelli: forse sta provando imbarazzo per quell’abuso di potere contro un manifesto per la vita e per la donna, senza parole offensive?

Per più di un’ora, l’immagine del bambino nel grembo materno e la scritta «Tu eri così a 11 settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito» è diventata un immenso cartello, moltiplicata nelle mani dei manifestanti. Tutti con un bavaglio alla bocca, a rappresentare la censura esercitata dalla Raggi che non ha rispettato la libertà di espressione e di pensiero (diritti garantiti dalla Costituzione). Con il pretesto di affermare che la gigantografia sarebbe una «violazione dei diritti civili», il sindaco in realtà si è piegato al «politicamente corretto» e all’ideologia.

Sit-in-ProVita_2Gli attivisti hanno esibito anche uno striscione con la scritta «No censura alla vita».

La manifestazione di questa mattina è una delle tante iniziative che si stanno prendendo da più parti, in sostegno di ProVita. Sui social, nei giorni scorsi è diventata virale l’immagine del cartello censurato, come nuovo profilo Facebook dei sostenitori della onlus. E sono tanti i Comuni, le scuole, le associazioni, i privati cittadini che chiedono a ProVita una copia del manifesto, per poterlo mostrare.

Con l’avvicinarsi della ricorrenza del 22 maggio, quando quarant’anni fa venne legalizzato l’aborto, le iniziative si intensificheranno. La onlus ha lanciato anche una petizione in difesa della salute delle donne che si può sottoscrivere sul sito notizieprovita.it «affinché il ministero della Salute garantisca che le donne vengano messe a conoscenza delle conseguenze, provocate dall’aborto volontario sulla loro salute fisica e psichica». Ultimata la raccolta delle firme, ProVita le presenterà al nuovo ministro della Salute.

dal sito di pro vita

PS. Chiediamo a http://www.redazioneprovita.it il file con la copia del manifesto. Ognuno stampi e pubblichi per la vita e contro il potere della censura dei nuovi, ma sempre vecchi, governanti.

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