Articolo di don Vincenzo Pelella (prima parte)

Pubblichiamo l’articolo di Don Vincenzo Pelella pubblicato sul Mensile di spiritualità della Società Divine Vocazioni, dal titolo Spiritus Domini. Anno 88, Dicembre 2015 (prima parte)

crocecontroluce

Padre Stefano Marelli e padre Gabriele Maria pellettieri fondatori delle suore dei frati francescani dell’Immacolata

La rubrica dedicata ai fondatori e fondatrici di istituti di vita consacrata prosegue non importante novità: a partire da questo numero si occuperà di nascenti giovani Congregazioni riconosciute con il decreto di approvazione pontificia o diocesana. Con i fondatori o le fondatrici ancora viventi o scomparsi di recente. Il lettore sarà guidato a scoprire la ricchezza e la perennità dei diversi carismi che lo Spirito in ogni tempo e luogo continua a elargire abbondantemente a quella schiera di “santi martiri”, i fondatori, ai quali il beato Giustino ha riservato una venerazione speciale. Essi, è noto, attingono il carisma del proprio istituto direttamente alla sorgente (l’amore di Dio) e incarnandolo nei percorsi esistenziali, sempre impervi, lo trasformano in torrenti di grazia per i chiamati a quello stato di vita. Non sfugge a questa regola l’avventura di padre Stefano è padre Gabriele Pellettieri e della famiglia religiosa da loro fondata. Il vento rinnovatore del Concilio (per la vita consacrata basta ricordare il decreto-spartiacque “Perfectae Caritatis”,) hai messo energie più pulite nei polmoni della vita di speciale consacrazione “sacramentalizzandola” con il ritorno alle fonti che rendono la sequela dinamica e più rispondente alle sfide contemporanee. È lapalissiano. I gufi (non solo dal versante laico ma anche da frange del mondo cattolico) che da decenni vanno intonando il de profundis della vita religiosa sono messi a tacere dalla rinascita di nuovi stili di vita consacrata. Che testimoniano la suggestione della vivibilità di scelte operate dentro una società costantemente alla ricerca di punti-luce. Il richiamo alle fonti, tra l’altro, dà senso e spazio alla “convenienza” della radicalità evangelica. È il caso della nuova congregazione delle francescane  e dei francescani dell’Immacolata di cui tratteremo in queste pagine. Non per affondare il dito nella piaga ancora sanguinante, ma è di dominio pubblico che da alcuni anni le due congregazioni, con le associazioni laicali connesse, stanno vivendo un travaglio molto doloroso con esiti imprevedibili. Dall’interno e dall’esterno. L’odissea dei “santi” fondatori delle opere volute da Dio segue il copione fisso, del quale la storia è abituata a scriverne l’epilogo. In una situazione analoga il nostro beato fondatore, Giustino Maria Russolillo, di Visitatori apostolici (oggi si chiamano”commissari”) inviati dalla Santa sede ne conobbe ben cinque. Scrivendo ai suoi religiosi, li esortò a “guardare non tanto le forbici che potano l’albero ma alle mani che le muovono”. Corsi e ricorsi della storia… agiografica.

incontro ravvicinato con un fondatore

Qualche mese fa ho incontrato padre Stefano Maria Manelli, a S. Giovanni Rotondo. Non poteva esserci luogo più indicato. In una stradina adiacente al nuovo poliambulatorio, struttura di eccellenza della sanità regionale, vive ed opera una piccola comunità delle suore francescane dell’Immacolata. La casa è distante un centinaio di metri dal convento e dalla cella di San Pio da Pietrelcina e dal nuovo santuario di Renzo Piano. A pranzo, davanti ad un piatto di riso allo zafferano preparato dalle umili e laboriose religiose, servito dalla madre Generale suor Michela Cozzolino, padre Stefano risponde alle domande che insieme all’avvocato-diacono Enrico Tuccillo gli rivolgiamo circa la nascita il carisma delle Congregazioni da lui fondate. Che contano, a distanza di pochi anni dall’approvazione pontificia,(1998!) circa 700 membri tra il ramo maschile e quello femminile.”Tutto ha avuto inizio, spiega padre Stefano con il suo tono di voce pacato, dallo studio approfondito della regola bollata di S. Francesco vissuta e attualizzata nella spiritualità di S. Massimiliano Maria Kolbe,” il folle” dell’Immacolata, martire di un lager nazista. Il fondatore scopre subito la perla del suo carisma: il quarto voto Mariano espresso nella consacrazione illimitata all’Immacolata di ogni membro della nuova famiglia. La conversazione è andata avanti nel ricordo di Padre Pio e dei genitori di padre Stefano divenuti figli spirituali del frate cappuccino.

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