Criticare? Gesù sì, Maometto no. Il fallimento della Corte di Strasburgo

132027755-92f1c3a8-8c8a-4be4-99b9-0c29b74b2a68La Corte di Strasburgo non rende giustizia ai diritti degli uomini, ma applica giudizi di parte a seconda del soggetto da valutare.

Quest’affermazione non è fondata su pregiudizi ideologici, ma sull’analisi dei fatti.

Nel 2011, invero, il governo Lituanio multò un’azienda che aveva utilizzato l’immagine di Gesù e della Madonna per pubblicizzare una marca di jeans. La Corte di Strasburgo per i diritti dell’uomo e per la salvaguardia delle libertà fondamentali, aveva condannato l’atteggiamento del governo contro l’azienda, ritenendolo contrario alla libertà di espressione.

ll 3 novembre scorso, invece, ha condannato una conferenziere, Elisabeth Sabaditsch-Wolff, austriaca, per aver dimostrato il comportamento pedofilo di Maometto, il quale, come da contratto matrimoniale, dunque con dati storici alla mano, aveva sposato Aisha una bambina di 6 anni. La donna ha semplicemente affermato: “Un 56enne e una bambina di 6 anni? Come chiamarlo, se non un caso di pedofilia?

La Procura di Vienna, nel 2011 si è pronunciata condannando Elisabeth, rea di aver “denigrato gli insegnamenti religiosi di una religione legalmente riconosciuta“.

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Elisabeth Sabaditsch-Wolff

Secondo il giudice austriaco, la relazione tra Maometto e Aisha non può essere considerata pedofila sia perché Maometto ebbe relazioni anche con donne adulte, sia perché il suo matrimonio con Aisha durò fino alla sua morte; infatti, Aisha aveva 18 anni quando Maometto morì. La sentenza è un fedele ritratto dell’ipocrisia.

 

Ma come, basta che la relazione con una bambina sia accompagnata anche da altre relazioni con donne adulte per cancellare l’atto pedofilo? Basta che la relazione sia stata con una sola bambina e non con altre per concludere che la relazione di Maometto e Aisha non sia pedofila? La sentenza emessa ha davvero dell’inverosimile.

Comunque la donna ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo che, applicando il criterio di due pesi due misure, ha confermato la sentenza della Procura di Vienna, affermando che gli Stati potrebbero limitare il diritto alla libertà di espressione se la sua manifestazioneè suscettibile di incitare all’intolleranza religiosa” e “rischia di turbare la pace religiosa nel loro paese”.

7172_6579Quanto all’incitamento all’intolleranza, semmai si sarebbe dovuto parlare più correttamente di indignazione, un’indignazione che nasce dalla forza della verità e che muove a sdegno chiunque abbia un minimo di retta coscienza; quanto al rischio di turbare la pace, la sentenza racchiude la sua autocondanna. In questo modo, la giustizia tutela la libertà di espressione, solo se essa non è aggredita da una forza capace di minacciare disordine e caos, in caso contrario no. Dunque, siamo di fronte ad una giustizia fragile perché fondata sulla paura dell’esercizio della forza.

Conclusione: la Corte di Strasburgo per i diritti dell’uomo e per la salvaguardia delle libertà fondamentali è un vero fallimento; essa non rappresenta i diritti dell’uomo, non assicura la giustizia di fronte alla minaccia di violenza ed è, pertanto, un’Istituzione che è solo un inutile costo per i contribuenti.

Questo episodio mostra, ancora una volta, la distanza delle Istituzioni europee dal vero sentire dei popoli e svela, al tempo stesso, la debolezza su cui si fonda l’unità dell’Europa.

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