Vita di san Crispino 2.a parte



santo3619bigNonostante tutte le testimonianze di venerazione e di affetto, a fra Crispino non mancarono insidie, umiliazioni, incomprensioni e croci. E questo era scontato per un religioso come lui. Infatti il suo coerente impegno nella realizzazione dell’ideale evangelico lo poneva non solo al centro dell’attenzione, ma anche in conflitto permanente con la realtà che lo circondava.

Fra Crispino non ammetteva nella sua vita le donazioni calibrate, le mezze misure, i compromessi, le riserve. Rinunciò fin dalla prima ora a battere la strada della mediocrità e si sintonizzò perfettamente col radicalismo evangelico. Basta ascoltarlo: “Amiamo Dio di tutto cuore “; ” tutto abbiamo da operare per amor di Dio “. Rivolgendosi ad un confratello gli dichiara: ” Se vuoi salvarti l’anima, hai da servare le seguenti cose: amar tutti, dir bene di tutti e far bene a tutti “. Nelle difficoltà riprendeva vigore ripetendo a sé stesso: ” Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena m’è diletto “; oppure ritrovava il sereno al pensiero che ” quando l’uomo fa dal canto suo tutto ciò che sa e può, nel restante deve gettarsi nel mare della misericordia di Dio “.

Era esigentissimo con sé stesso, e perciò aveva il coraggio evangelico di chiedere molto anche agli altri e particolarmente ai suoi confratelli. Voleva che la vita religiosa fosse impegnata, austera, ricca di opere buone, lievitata da un continuo e dinamico fare penitenza.

Fra Crispino fu esemplare nella vita di fraternità, soprattutto attraverso un servizio sollecito, umile, inventivo e gioioso ai fratelli. In tutta la sua vita si distinse nella povertà evangelica. Sobrio nell’uso delle cose, fu alieno da qualunque superfluità o ricercatezza. Nel suo ufficio di questuante seppe unire la più grande carità ad un vivissimo senso del puro necessario. In convento doveva giungere soltanto la Provvidenza da benedire e ringraziare. Una povertà, dunque, fatta mistero di amore e di condivisione. Intese il dovere e l’attrattiva della purezza in modo eminente. Per la salvaguardia di questa virtù si avvalse di tre mezzi: una singolarissima devozione alla Vergine, la preghiera, la penitenza. Divenne modello di obbedienza, intesa come fonte viva di gioia perenne e mezzo efficace per conservare la pace personale e l’armonia fraterna.

Unknown-23Fra Crispino è il santo della gioia, di quella gioia cristiana che è frutto dell’ascolto e della interiorizzazione della parola di Dio, della pacificazione e comunione con i fratelli. Egli ha amato il Signore perdutamente nei battiti del faticoso quotidiano vissuto. Con ansia ha ricercato il volto di Dio, ha polarizzato tutte le sue energie a contraccambiare l’amore di Dio.

Ad un buon parroco, travagliato da grandi ansietà spirituali, fra Crispino dà consigli tali che un provetto maestro di spirito non potrebbe far di meglio: ” Si faccia animo grande e virile … vada allegramente (a compiere doveri spesso tanto delicati), non facendo caso del turbamento … Procuri … stare allegro nel Signore e divertirsi in cose geniali, ma buone e sante, quando però è assalito dalla malinconia… Se la nostra vita è una continua guerra, è segno che siamo destinati per misericordia di Dio ad essere dei principi grandi in paradiso “.

Questa è l’ultima lettera e la più lunga tra le pubblicate. Vi è in essa delicatezza di tratto, penetrazione psicologica e sicurezza di guida spirituale. Si può considerare come il testamento e, insieme, uno dei più espressivi ritratti della fisionomia spirituale di fra Crispino. Caduto gravemente infermo durante l’inverno 1747-48, il 13 maggio lasciò il convento di Orvieto per la volta di Roma. Quando, due anni dopo, l’infermiere lo avvisò che la morte era ormai vicina, rispose rassicurando che non sarebbe morto il 18 maggio per ” non turbare la festa di san Felice “. Infatti morì il giorno seguente: 19 maggio 1750.

Il 7 settembre del 1806 venne proclamato ” Beato ” da Pio VII.

Tre circostanze rendono particolarmente toccante il fausto evento della canonizzazione: avviene entro l’anno celebrativo dell’8° centenario della nascita di san Francesco; durante il mese che vede l’Ordine di fra Crispino congregato in uno dei suoi più importanti Capitoli Generali; è la prima ad essere decretata da Giovanni Paolo II in quattro anni di pontificato.

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