Ascensione di nostro Signore. Rubrica a cura di Filippo Gulk

titolo 1

Vangelo  Lc 24,46-53
Mentre li benediceva veniva portato verso il cielo. 

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo gior­no, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

don dolindo

Commento di don Dolindo

San Luca sintetizza in queste poche parole le raccomandazioni e le istruzioni che Gesù Cristo fece agli apostoli nei quaranta giorni nei quali rimase con loro, prima di congedarsi definitivamente ed ascendere al cielo. Fu in questi trattenimenti Ch’Egli promise lo Spirito Santo, e li esortò a trattenersi in Gerusalemme per prepararsi a quella grande grazia, che doveva trasformarli in messaggeri di misericordia, di perdono e di pace per tutta la terra.

Alla fine dei quaranta giorni li condusse prima a Betania, per congedarsi da Marta, da Maria e da Lazzaro, e poi di là sul monte Oliveto, dove li benedisse e, sollevatosi verso il cielo, sparì dai loro occhi, assunto nella gloria.

Fu quella l’ultima e definitiva prova che dette della sua divinità, e per questo gli apostoli e quelli che erano con loro lo adorarono, riconoscendolo pienamente Figlio di Dio.

Ritornarono poi in Gerusalemme pieni di gaudio, per le grazie ricevute, delle quali ora valutavano tutta la magnificenza, e stavano nel tempio continuamente lodandone e benedicendone Dio. Essi, infatti, si svegliarono come da un sonno, ed accorgendosi di non aver apprezzato abbastanza gli immensi doni ricevuti da Dio, cercarono di riparare alla loro manchevolezza andando a ringraziarlo continuamente nel tempio.

Riflessioni

Nessuno può diventare annunciatore della parola di Dio, nessuno suo messaggero, se prima non ci si trattiene nell’intimità con Gesù. Si tratta di un intrattenimento che deve riempire di grazia la nostra vita, che deve vederci disposti a prepararci per ricevere il dono più grande dello Spirito Santo, Spirito che ci trasforma e ci rende suoi testimoni.

Questo riempirsi sovrannaturalmente, attraverso una dimensione di vita caratterizzata dal raccoglimento interiore, è la base, il fondamento indispensabile, per poter compiere tutte le nostre azioni in grazia di Dio. Tale atteggiamento dovrebbe costituire l’essenza comune del nostro essere cristiani, sicché dovremmo vivere con i piedi su questa terra ma con il cuore, la mente, il pensiero, sempre costantemente rivolto verso il cielo, dove ci ha preceduto nostro Signore.

Se si permane in questo atteggiamento interiore si può più perfettamente riconoscere Gesù, come Dio e adorarlo; si può ritornare alla vita quotidiana, alla nostra Gerusalemme, lodando e benedicendo il Signore. Solo allora potremmo imparare, forse, quanto poco o nulla abbiamo fatto, che invece avremmo dovuto fare, per amore suo.

Interogativo

Ed io cosa avrei dovuto fare, che non ho fatto, negli anni passati, per nostro Signore e per l’Immacolata?

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